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Brasile: la strategia del Partido dos Trabalhadores

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Oggi in Brasile iniziano le Olimpiadi. Vetrina internazionale per un evento dalle sfumature che esulano talvolta la mera connotazione sportiva e che si proiettano su dinamiche politiche internazionali per poi assumere una valutazione economica d’insieme soprattutto per il Paese ospitante. Sfumature politiche intraviste con il caso del rischio, poi scongiurato, di estromissione della rappresentanza russa invischiata in uno scandalo doping di non irrisoria dimensione. Tuttavia a tenere banco in quest’edizione olimpionica sono per lo più i delicati equilibri riguardanti il Paese ospitante ovvero il Brasile che sin qui è giunto non senza difficoltà. Di recente si sono poste le attenzioni sui ritardi nella preparazione dell’evento (infrastrutture logistica, sicurezza, etc.) ma oggi 5 agosto, data di inizio dei Giochi, l’attenzione non può che tornare sui delicati equilibri politici interni.

Dallo scorso 12 maggio la presidenza è passata ad interim a Michel Temer in quanto vicepresidente della sospesa Dilma Rousseff. Sospensione avvenuta a causa di un terremoto giudiziario che ha sconvolto nei mesi diversi esponenti politici delle più svariate compagini partitiche. In ogni schieramento sono stati rilevate incongruenze gestionali che riportano alla medesima matrice ovvero corruzione e clientelismo tanto da trascinare sul banco degli imputati la gestione dell’azienda a partecipazione pubblica più importante del Paese e tra le più importanti della regione ovvero la Petrobras. Scandali che non hanno risparmiato la compagine di governo che pian piano è stata erosa fino all’accusa di falsificazione dei bilanci pubblici 2014 e 2015 per la presidentessa Dilma Rousseff e conseguente impeachment. Una sentenza parziale e non definitiva che tuttavia ha avuto quale effetto immediato una consulta dell’organo legislativo nazionale che ne ha sancito la sospensione dall’incarico governativo fino a definitiva sentenza da tenersi entro 180 giorni dall’inizio della sospensione. Dilma Rousseff quindi è stata allontanata dalla propria carica con conseguente nomina di Temer quale sostituto ad interim fino alla definizione o meno di una sentenza definitiva. Temer ha così avuto l’opportunità di riproporre la propria visione politica ed economica dopo aver rinunciato alla stessa in favore di una strategia politica vincente ovvero un’alleanza tra il suo Partido do movimento democrático brasileiro (PMDB) ed il dominante Partido dos Trabalhadores (PT). Vincente perché nel 2014 ha permesso allo stesso PMDB di salire sul carro dei vincitori per le presidenziali ed ha permesso al suo leader di aggiudicarsi un posto ai vertici del governo stesso. Sodalizio tra centro e sinistra politica del Paese che tuttavia nel 2016 ha dimostrato tutta la sua artificiosità ed insostenibilità quando il PMDB ha deciso di abbandonare la coalizione di maggioranza (marzo) per poi schierarsi esplicitamente quale antagonista al governo della Rousseff.

Ovvio quindi, considerando l’impeachment, percepire tale scissione come una strategia atta ad isolare il PT per renderlo più vulnerabile all’aggressione politica e per di più rimpiazzabile nel momento in cui l’accusa fosse confermata ai danni del presidentessa Rousseff. Un rimpiazzo garantito proprio dal fatto di trovarsi a ricoprire nonostante tutto la vicepresidenza ovvero un valido trampolino costituzionale verso la leadership ed inopinabile. Posizione che potrebbe rafforzarsi con un’eventuale sentenza di conferma dell’impeachment, un’eventualità che regalerebbe a Temer la certezza di attuare il suo progetto economico e politico senza alcun ostacolo fino al 2018 (anno di nuove elezioni). Una visione che ovviamente si discosta di molto da quanto sin qui visto con il PT. Temer infatti intende curare la stagnazione economica brasiliana con un forte impulso alla privatizzazione (includendo parzialmente anche la stessa Petrobras) e al ridimensionamento dei piani e progetti assistenzialistici avviati dai suoi predecessori. Manovre dal forte impatto nel Paese che tuttavia richiedono stabilità politica per essere applicate fino in fondo ed ecco perché appare cruciale per Temer il verdetto finale sull’impeachment che intanto sembra slittare a settembre.

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