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Brasile: la strategia del Partido dos Trabalhadores

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Dal canto suo la Rousseff non sembra passiva in attesa del giudizio finale anche perché, pur avendo riscontrato il favore di una commissione tecnica in seno al Senato, resta il fatto che alla fine sarà lo stesso Senato ad esprimersi in modo definitivo sull’impeachment e quindi difficile pronosticare il ripristino della presidentessa in una condizione tale per cui l’opposizione detiene la maggioranza dei seggi dell’organo decisorio. Non tutto è perduto ovviamente, ma intanto Dilma Rousseff cerca nuove strade da percorrere per evitare una deriva del PT. La presidentessa infatti vorrebbe sottoporre al governo l’eventualità di indire nuove elezioni per rimettere al popolo ogni decisione sul suo futuro e di conseguenza ridare stabilità al Paese. Una strada auspicabile proprio per scongiurare ogni dubbio sulla democraticità del governo brasiliano, ma che tuttavia pone alcuni limiti allo stesso PT e dei dubbi a Temer. Per quest’ultimo resta un grave rischio di fallimento politico derivante dalle urne. Il popolo brasiliano non appare affatto soddisfatto della gestione del presidente ad interim e l’unico modo che ha per garantirsi la leadership è proprio attendere il verdetto del Senato senza passare per l’espressione dell’elettorato brasiliano. Dal punto di vista del PT invece i problemi sono ben più complessi visto che esiste il ‘dubbio’ sull’operato della Rousseff ed un processo per impeachment pendente. A questo va aggiunto che nel 2014 la conferma della stessa mandataria è avvenuta con un margine minimo rispetto al passato. Un segnale di declino più che altro della figura della Rousseff non certo aiutata dalle difficili congetture economiche internazionali e che con il 2018 termina il ciclo di 2 mandati consecutivi permessi dalla costituzione.

Necessario è trovare un valido leader con il quale garantirsi la maggioranza dei voti ed il PT ha deciso di regalarsi un revival dei momenti migliori al governo, ossia la nomina di Luiz Inácio Lula da Silva quale candidato di peso e dal sicuro successo elettorale. In linea di massima è un’ottima scelta con la prospettiva di far emergere un nuovo leader durante la presidenza acquisita, tuttavia esiste un grosso scoglio da superare ovvero il processo ‘Lava Jato’ che vede lo stesso Lula al centro di uno scandalo di riciclaggio di danaro. Lo stesso Lula venne lo scorso marzo prelevato dalla sua abitazione per essere interrogato in caserma e la platealità dell’evento nei fatti ha avuto più che altro lo scopo di delegittimare la figura di Lula agli occhi degli spettatori televisivi e dei lettori dei giornali. Lula in questi mesi ha continuato a difendersi e progressivamente ha recuperato la propria vivacità politica confermandosi quale futuro candidato alla presidenza.

Ma il processo che lo vede coinvolto è ancora in atto e vede come protagonista il giudice Sergio Moro pienamente convinto della colpevolezza di Lula. Di contro il sindacalista ex presidente brasiliano lo scorso 25 luglio ha inoltrato alla Corte per i Diritti Umani delle Nazioni Unite la richiesta di analizzare il processo in atto ritenendolo una vera e propria persecuzione che va ben oltre l’applicazione della legge. Lula cerca quindi legittimità nella platea internazionale per sfuggire alla deflagrazione di un processo che se dovesse sancire la sua colpevolezza, lo allontanerebbe definitivamente dal palcoscenico politico del Paese. Resta il fatto che il tempi di risposta delle Nazioni Unite sono lunghi (si arriva ai 12 mesi) ed in Brasile oggi è in scena una corsa olimpica per vincere la medaglia d’oro per la presidenza del Paese e proclamare la vittoria della democrazia e della giustizia su tutto. Una medaglia presidenziale per risolvere tutti i problemi del Brasile, ma sarà realmente così? E soprattutto: chi si aggiudicherà il gradino più alto sul podio di un Paese che nonostante tutto rappresenta un nodo cruciale per la geopolitica regionale e mondiale? Intanto ieri 4 agosto la commissione speciale del senato si è espressa in favore dell’impeachment con 14 voti su 21. Ora il 9 di agosto sarà la Camera Alta ad esprimersi se la Rousseff proseguirà il proprio cammino verso la sua destituzione oppure se la stessa potrà tornare alla guida del Brasile. Se così non fosse il verdetto finale potrebbe essere scontato.

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