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Clinton-Kaine: la strana coppia

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Rilievi di questo tenore avevano indotto Hillary Clinton a inserire nell’elenco dei papabili alla vice-presidenza alcuni candidati liberal (tra cui spiccano i nomi dei senatori Elizabeth Warren, Sherrod Brown e Jeff Merkley) favorevoli al ripristino del Glass-Steagall Act (introdotto nel 1933 e abolito negli anni ’90 sotto l’amministrazione guidata da Bill Clinton), così da diffondere la sensazione che la leader dei democratici avrebbe tenuto in seria considerazione le preoccupazioni dei progressisti. La nomina di Kaine ha tuttavia sgomberato il campo da qualsiasi illusione, dal momento che il senatore della Virginia si era presentato fin dall’inizio come un convinto sostenitore sia della regolamentazione differenziata per il settore bancario che dei trattati di libero scambio con Europa (Ttip) e Asia-Pacifico (Tpp); tesi, quelle promosse da Kaine, tutte fortemente osteggiate dai liberal.

Lo stesso vice della Clinton si è rifiutato di firmare una lettera sottoscritta da altri 28 senatori e indirizzata al Consumer Financial Protection Bureau, in cui si richiedeva di varare un sostanziale giro di vite sull’erogazione dei cosiddetti ‘prestiti del giorno di paga’, vale a dire crediti generalmente inferiori ai 500 dollari che i contraenti sono vincolati a ripagare entro il primo giorno in cui viene versato il salario. Anche in questo caso, dunque, Kaine si è posto in netta controtendenza rispetto ad una nutrita frangia del suo stesso partito, allargando una frattura interna venuta prepotentemente a galla con la pubblicazione delle mail del National Democratic Committee da parte di Wikileaks da cui si evince una vera e propria operazione di boicottaggio del candidato Bernie Sanders  orchestrata dall’establishment democratico. E mentre la Clinton accusava il Cremlino di essere il mandante dell’hackeraggio, Debbie Wassemrann Schultz presentava le proprie dimissioni da presidente del Partito Democratico, assumendosi così la responsabilità di una condotta indubbiamente non cristallina e su cui gli inquirenti potrebbero decidere di aprire un’inchiesta.

In tale quadro, l’incognita Tim Kaine potrebbe rivelarsi una vera e propria mina vagante per Hillary Clinton, come suggerito dai sondaggi che, per quanto scarsamente attendibili, danno il neo-isolazionista Trump come candidato momentaneamente favorito. In linea teorica, Hillary Clinton, con a sua rodata esperienza politica di alto livello, la sua popolarità, i suoi agganci altolocati presso Wall Street e il complesso militar-industriale,dovrebbe avere la strada spianata verso la presidenza, ma l’America profonda appare scarsamente ricettiva alla sua oratoria e gli ambienti progressisti sembrano identificare in lei l’immagine di un Paese conservatore ed incapace di rinnovarsi, specialmente per quanto riguarda il nevralgico settore della finanza.

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