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Comunisti tutti: scioglietevi!

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Cari compagni Paolo Ferrero, Cesare Procaccini, Marco Rizzo e Marco Ferrando, so che questi son giorni in cui si parla di tutt’altro che dell’argomento semplice semplice di queste mie righe, tutti o quasi tutti presi che siete, in prima o per interposta persona e sigla, a sbracciare nel ‘gorgo’ politichese (verso cui pure ci indirizzava il grande Pietro Ingrao, ma certo in ben altri contesti) che ogni cosa ingoia all’avvicinarsi delle scadenze elettorali, tanto che sembra che un nome o un simbolo su unsantinobastino a restituire vita a entità dormienti, si tratti di persone o collettivi, un po’ come una goccia di sangue sulle labbra del vampiro dei racconti di genere lo risolleva dal tetro giaciglio in cui non-morto attende l’eternità; e, infatti, alla platea, alla gente, al popolo e perfino alla classe, l’operazione per quanto accortamente condotta dai vostri rispettivi staff imperituri, appare invece ciò che è: la strenua ripetizione di un goffo esperimento di biologia -meglio: tanatologia- che non raccoglie mai, da anni a questa parte, neanche la ventesima parte dell’adesione di massa che le condizioni oggettive, lo stato di cose presente, la fase della guerra socioeconomica in corso, attribuirebbero a una proposta politica appena più illuminata. No, invece: l’emorragia  -per restare in metafora- continua; di consensi, di militanza, di fiducia personale e perfino (credo proprio) di autostima dei forzati a questo tipo di processo.

Allora l’argomento semplice semplice di queste mie righe  -di un comunista che non è mai stato iscritto a nessuna delle vostre organizzazioni, per i motivi che il capoverso precedente spero spieghi a sufficienza- è il seguente.

Io vi indirizzo questa pubblica nota per suggerirvi caldamente la tempestiva adozione, nell’ordine:
– di un atto (per i vostri rispettivi poteri ordinari e straordinari) avente ad oggetto il ritiro di ogni vostro eletto (anche ‘camuffato’ in coalizione o lista civica) da qualunque assise rappresentativa nelle amministrazioni,
– di un atto di azzeramento di ogni carica interna alle vostre rispettive organizzazioni (comprese quelle di entità varie ‘collaterali’: comunicazione, crowdfunding, legale…),
– di un terzo atto, per la liquidazione dell’intero patrimonio in capo ai partiti che dirigete e la creazione con tali ricavi di un fondo disponibile al progetto di cui sotto,
– e di un ultimo atto di scioglimento definitivo dei partiti stessi  -della Rifondazione Comunista, Comunista d’Italia (prossimamente, leggo, Comunista Italiano), Comunista (già Comunista – Sinistra Popolare) e Comunista dei Lavoratori;
e, infine, di utilizzare la vostra visibilità e la ramificazione dei vostri apparati (residue entrambe) per promuovere la convocazione  -a mo’ legato ‘testamentario’ di tutta una fallimentare stagione, di cui i periodi delle vostre rispettive gestioni non sono che il segmento più recente-  di un evento di ricognizione politica a partecipazione la più capillare possibile, ricognizione democratica sostanzialmente e intellettualmente cristallina finalizzata alla costituzione di un unico partito dei comunisti in Italia, per il quale progetto sia possibile attingere al fondo di cui sopra appositamente creato.

Dopo di che farete  -insieme alla totalità dei vostri staff- il doveroso passo indietro che logica vuole, e il processo prenderà il passo e l’aspetto che prenderà.

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