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Comunisti tutti: scioglietevi!

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Al momento ci sono, secondo qualche stima attendibile, circa 300.000 cittadini italiani che collocano se stessi entro una definizione ideologica variamentecomunista‘. Ovviamente la grande maggioranza di costoro non fa parte attiva di nessuna delle vostre organizzazioni, né le vota alle scadenze elettorali, anche per consolidata sfiducia nei protagonisti e nelle linee di un panorama tanto opaco o insensato (i miei stessi motivi, peraltro); ma potrebbero, tutte e tutti, essere invece giudiziosamente attratti da un percorso politico contrassegnato in partenza da quell’evento di ricognizione tanto seriamente allestito da avere, come preambolo, una manifestazione plastica e irrevocabile di tutta l’autocritica del caso (i quattro “atti” testé suggeriti caldamente).
300.000 non dico militanti di ferro, diverrebbero, ma almeno simpatizzanti impegnati a diverso titolo nella partecipazione diretta al conflitto di classe entro le forme politiche della nostra bella Costituzione (finché è vigente); ed è un numero che fa sempre l’1% dei voti validi espressi, in caso di consultazione generale. Un inizio, vero, però.

Non serve, credo, star qui a spiegare quanto servirebbe un unico partito dei comunisti in Italia  -perfino dal peso, aurorale, di un 1% soltanto- nella temperie storica che ci è toccata.
Certo, servirebbe a nulla se riproponesse al proprio interno quel formidabile mix diautismoideologico, burocrazia e arrivismo di piccolissimo cabotaggio, che costituisce -almeno in apparenza- il profilo di fin troppi quadri delle vostre organizzazioni; ma confido che così non sarà, in caso  -perché ritengo che ciò che vediamo oggi sia l’esito indotto da un ristagno di idealità e una nemesi di sconfitte così prolungati che i valori e le intelligenze sono o scappati dai vostri perimetri oppure andati a fondo delle stesse individualità rimaste, per far restare ovvero venire in superficie solo la morchia di un comunismo macchiettistico (sempre tolti alcuni notevoli e quasi eroici controesempi). Ma comunisti intelligenti e di valore non si sono allontanati troppo; e anche al fondo di chi è rimasto a dare il peggio di sé, come implacabilmente succede in cattività, il meglio vive pur sempre. Pertanto, credo, il nuovo processo farà selezione e motivazione da se medesimo, e il partito dei comunisti in Italia sarà composto solo da brave persone e, insieme, da veri combattenti per la classe con tutta la finezza e la preparazione che servono alla lotta.

Questo mi sentivo di scrivervi pubblicamente, sapendo già al primo ‘cari’ che semmai queste righe saranno lette da voi o dai vostri più stretti collaboratori o anche da altri a scendere lungo l’organigramma dei vostri partiti, e perfino dai semplici attivisti degli stessi, il solo risultato che con tutta probabilità otterrò sarà quello di alienarmi ogni simpatia vostra e di chiunque delle categorie appena menzionate  -anche, e forse soprattutto, quella dei compagni e delle compagne ‘di base’ che mi conoscono personalmente.
Ma -come si dice- ‘amicus Plato, sed magis amica veritas’. E se un comunista ha in cuor suo e nella mente una che ritenga verità utile al conseguimento di un punto più favorevole alla classe nell’incessante dialettica dei rapporti di forza, ha il dovere di dirla  -almeno, se non può ‘farla’.

Grazie per l’attenzione, cari, e buona fine di campagna elettorale.

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