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Fassina, la Costituzione: Drugstore Italia

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Nella grande maggioranza dei casi, le affermazioni rese pubblicamente dagli esponenti del ceto politico professionale, vecchio e nuovo, nazionale e locale, si caratterizzano per un mix di falsità, hybris e illogicità compatibile con gli effetti verbali dell’assunzione recente di cocaina e cocainoidi. Poi, in più ristretto numero di osservazioni, si rilevano dichiarazioni e comportamenti sempre del ceto suddetto, improntate a compulsione e, di nuovo, mendacio e insensatezza, compatibili piuttosto col quadro espressivo di momentanea astinenza da eroina e simili.

Voi guardateli, sentiteli, studiateli, in questi giorni di campagna amministrativa, in questi mesi della referendaria, in questi anni di crisi immobile e suo caleidoscopico travestimento, guardateli con questa lente sugli occhi e ditemi se non è, almeno, tutto un po’ più chiaro.

Stefano Fassina, per esempio, quando ore addietro regalava a ‘Il Manifesto’ la perla «ha vinto la Costituzione, vedete quanto serve, lunedì è stata una serata in cui sembrava ancora di vivere in un Paese democratico», riferendosi, ovviamente, alla sua propria circoscrittissima vicenda di riammissione per la punta dei capelli nella competizione al Campidoglio, elevando quindi a personali numi tutelari i beni sacri e indisponibili della Democrazia e della Costituzione, dove lo collochiamo? Tra chi somiglia a qualcuno che ha pippato da poco o tra chi somiglia a qualcun altro che, invece, è troppo che non si buca?
Anche perché, Fassina, quale considerazione ebbe, viceversa, della Costituzione, quando arrivava a compimento il famigerato assalto alla medesima con la riscrittura degli articoli 81, 97, 117 e 119 col voto unanime di PD, PdL e centristi e l’astensione operosa della Lega? col quorum di 214 voti su 321, proprio quello necessario ad evitare il referendum popolare confermativo. Era egli, all’epoca   -aprile 2012- il responsabile nazionale del PD sui temi fondamentali dell’economia e del lavoro, e lo era dalla fine del 2009, si badi bene; e poi prese parte al primo Governo a guida PD (Letta, da maggio 2013) e di larghe intese (col Centrodestra, cioè) come Vice Ministro all’Economia e Finanze, e quindi è stato oggettivamente e soggettivamente corresponsabile in tutto ciò che il suo partito (suo fino alla fuoriuscita, solo nel giugno 2015) e il suo Governo (suo fino alle dimissioni di gennaio 2014) hanno fatto, di davvero pessimo, proprio nei confronti della Costituzione e della Democrazia che, giusto martedì, si è, però, ricordato di ritrarre accanto a sé per averlo difeso, Esse in persona, da quei lazzaroni dei giudici amministrativi del Lazio che ne avevano stoppato le velleità elettorali!

Ma son tutti così, fateci caso: temerari come simil-cocainomani o impudenti come simil-eroinomani. Reazionari, conservatori, moderati, progressisti, radicali, populisti, qualunquisti, razzisti, fascisti, comunisti (sedicenti)… qualunque maschera ideologica il loro mestiere anti-ideologico di ceto politico gli imponga di indossare, hanno tutte e tutti questo andazzo di dire e fare da tipi soggetti a psicotropi.

L’antidoto, non per loro ma per il pubblico, sarebbe una buona dose di intelligenza e di memoria diffuse. Perciò, in Italia vanno tranquilli.

Io quasi quasi il compito glielo faciliterei, piuttosto che vederli così arrabattati come tossici che mettono anche tristezza: la Costituzione, per esempio, abroghiamola direttamente!
Ma sì. Sia questa la campagna davvero ostinata e contraria che dà voce a chi è rimasto senza alcun ruolo nel copione in corso di svolgimento. Uno deve pure, a un certo momento, rendersi conto della natura solida dei fatti, della trama storica reale refrattaria ai desideri per quanto buoni e giusti; la fase, come si dice, è quel che è.

Allora formiamo un comitato, dico io, prepariamo un quesito referendario semplice semplice, raccogliamo le firme, portiamole alla Suprema Corte. Le televisioni ci si litigheranno, la stampa anche estera non parlerà d’altro. Facilissimo da vendere!
Diamo un taglio a tutta questa Storia. Che non amiamo, evidentemente; che non abbiamo mai capito; e che a questo punto nemmeno meritavamo.
Madri e Padri Costituenti, Caduti per la Resistenza e per la Liberazione, Partigiane e Partigiani, compagni di ogni tempo e luogo, gente per bene, lavoratori, poeti, onesti servitori dello Stato, Eroi e Martiri della Repubblica: scusate.

E dopo, nel Gran Casinò dell’Italia post-democratica, scaffali pieni di coca e roba per tutti!
Non più soltanto per quelli là.

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