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Il grande disagio delle città statunitensi

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Negli Usa, le disparità sono sempre più evidenti. Lo confermano alcune indagini demografiche e socio-economiche, secondo le quali all’interno della maggior parte delle città degli Stati Uniti le divisioni etniche e di ceto tendono ad allargarsi ed approfondirsi.

Oltre che in metropoli cardine della Rust Belt come Detroit, questa caratteristica emerge in maniera clamorosa nelle città del Sud, dove spesso e volentieri le discrepanze di reddito tendono a corrispondere in maniera piuttosto fedele a determinate alle linee di divisione di tipo etnico. Ad Atlanta, megalopoli di svariati milioni di abitanti che ospita colossi come la Cnn e la Coca Cola, le amministrazioni che si sono succedute nel corso dei decenni hanno portato avanti una politica urbanistica mirante a mantenere ben separate la popolazione bianca da quella nera, che ha incoraggiato i primi a trasferirsi in massa nei sobborghi settentrionali della città lasciando che il centro venisse occupato per lo più dai secondi. Questa politica, il cui corollario è la mancata istituzione di un sistema di trasporti integrato che agevoli il collegamento tra le varie aree urbane, ha conferito alle suddivisioni rionali della città un connotato fortemente razziale che incide molto negativamente sulle opportunità di lavoro delle classi meno abbienti, spesso costrette ad accettare impieghi a basso salario in quanto vicini al luogo di residenza. Il che ha elevato Atlanta a metropoli con la più dissennata distribuzione di ricchezza al proprio interno di tutti gli Stati Uniti; nella capitale della Georgia, il reddito del 5% dei cittadini è equivalente a circa 19 volte quello del 20% della popolazione più povera (280.000 dollari contro 15.000).

Le spinte segregazioniste hanno confinato le popolazioni afroamericane in determinati spazi di competenza ed impediscono tuttora ai membri della comunità nera di accedere a diversi quartieri cittadini abitati per lo più da bianchi. Gli stessi bianchi che si sono strenuamente opposti allo stanziamento dei fondi necessari alla realizzazione di una metropolitana concepita per allacciare tutti gli angoli della città, ma che hanno accolto con grande favore la decisione della locale squadra di baseball di abbandonare il vecchio stadio, situato nel cuore di Atlanta, in favore di un nuovo impianto situato in un quartiere a stragrande maggioranza anglosassone (90% circa) a oltre 20 km di distanza.

Il che testimonia come, in Georgia, i grandi processi storici siano stati declinati secondo i canoni del posto; l’abolizione della schiavitù ha portato a un allineamento dei diritti della comunità afroamericana a quella Wasp, ma questo riconoscimento formale ha preluso non alla piena integrazione, bensì ad una sorta di apartheid urbanistica che evidenzia il livello di discriminazione e segregazione vigente in seno alla società locale.

Fenomeni altrettanto deleteri si riscontrano a Los Angeles, dove lo Skid Row si è rapidamente imposto a quartiere che ospita la più grande comunità di senzatetto di tutti gli Stati Uniti, come conseguenza diretta dei processi di riqualificazione urbana implementati nel corso dei decenni. Questi processi, modellati sulla falsariga dei piani urbanistici applicati ad Atlanta, hanno comportato l’edificazione di quartieri nuovi di zecca sulle ceneri di quelli preesistenti, con la conversione a uso residenziale o commerciale di vecchi edifici e l’edificazione ex novo di moderni caseggiati, impianti sportivi, ecc. Ciò ha fatto in modo che, a partire dalla seconda metà degli anni ’80, il centro urbano di Los Angeles subisse una radicale metamorfosi che ha profondamente modificato il volto della città. Con un volume di investimenti profusi pari a circa 20 miliardi di dollari in appena un ventennio, il valore delle proprietà di Los Angeles è aumentato di oltre il 150%, toccando quota 11 miliardi; la popolazione è triplicata; centinaia di imprese hanno aperto i battenti. Il risultato è stato un aumento esponenziale dei prezzi delle abitazioni e degli affitti, rivelatosi del tutto insostenibile per ampi settori della popolazione che si sono visti costretti a riversarsi per strada.

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