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Il Bel Paese annaspa nel mare del turismo

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La mappatura sarà compito delle Regioni. In tutti i casi si tratterà di decongestionare i luoghi più noti per spostare i flussi sull’intero territorio nazionale. Naturalmente il piano del governo si occupa di molti altri aspetti. Siccome ormai otto turisti su dieci preparano il viaggio grazie a internet, ci sono da semplificare le variegate norme regionali sulla sharing economy che investe in modo sempre più pesante il comparto. Ci sono da mettere a regime strumenti come l’art bonus o il credito di imposta del 30%, da rifinanziare, per chi investe in digitale. Bisogna poi dare formazione e qualificazione adeguata agli operatori turistici, anche per giustificare un’offerta non certo a buon mercato rispetto alla concorrenza estera. Serve un welfare efficace in favore dei lavoratori stagionali, che hanno a lungo protestato per la penalizzazione subita con la Naspi (Nuova assicurazione sociale per l’impiego), l’ammortizzatore che sostituisce la vecchia indennità di disoccupazione. Infine, è necessaria una cabina di regia che coordini gli interventi sulla materia e le competenze di più ministeri e delle Regioni: una pletora di ‘attori’ che da sempre penalizza la nostra capacità di fare sistema verso l’esterno, soprattutto sul versante del marketing.

Il Piano, comunque, è pronto nelle sue grandi linee. Si aspettano adesso l’approvazione in Consiglio dei ministri a settembre e poi la sostanza dei numeri in legge di Stabilità, a ottobre, quando, c’è da giurarci, partirà il solito assalto famelico alla diligenza.
L’obiettivo del ministro della Cultura, Dario Franceschini, e del governo è quello di racchiudere tutte le iniziative all’interno di un unico brand, in attesa che il referendum costituzionale d’autunno stabilisca se le competenze di settore resteranno fondamentalmente in capo alle Regioni, come accade oggi, o se ci sarà un ritorno della centralità dello Stato. La questione sicurezza e la paura del terrorismo, in questa fase, hanno invece favorito l’afflusso di turisti nel Bel Paese. Il crollo di mete importanti come Egitto e Turchia per colpa dei fattori geopolitici, ha infatti visto gran parte dei visitatori interessati al Mediterraneo spostarsi su Italia, Grecia, Spagna o Croazia.

E’ un trend sul quale, tuttavia, gli operatori non fanno grande affidamento e non costruiscono una programmazione. Anche perché, incrociando le dita, l’imprevedibilità degli eventi non può lasciare nessuno tranquillo. L’ultima grande questione, prima soltanto accennata, riguarda invece internet. La ricerca della meta turistica, infatti, avviene ormai prevalentemente online. Lo studio sull’e-tourism 2016 di Bem Research, utilizzando Google, Facebook e TripAdvisor, fa notare che la penetrazione web dei maggiori siti artistici pubblici italiani è ampiamente insoddisfacente. In una scala da zero a 100, costruita mettendo assieme svariati parametri, la media italiana è appena a 62 e luoghi celeberrimi si fermano molto più indietro: Pompei a 39, gli Uffizi a 57, lo stesso Colosseo è appena a 67. Per dare un metro di paragone, la Tour Eiffel è a 157, il Prado di Madrid a 162 e la Torre di Londra a 139. Se la nostra offerta digitale fosse davvero potenziata, l’Italia potrebbe sicuramente scalare la classifica dei Paesi più visitati al mondo. I nostri musei e i siti archeologici nel 2015 hanno superato quota 42 milioni di visitatori, ma potrebbero crescere almeno di 2 milioni di unità con una digitalizzazione più efficace.
Poi c’è il ritardo clamoroso sulla dotazione di banda larga che adesso Enel e TelecomFastweb stanno muovendosi per colmare. Ancora meno di un albergo su tre accetta prenotazioni direttamente online e sono poche le realtà che offrono al turista un accesso gratuito alla rete su tutti servizi con un unico profilo. Insomma, c’è tantissimo da fare. E soprattutto bisogna capire che non basta definirsi il Paese più bello del mondo per diventare di colpo anche il più accogliente.

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