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Il cretino non si rassegna

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Pur ‘stanato’ il cretino non si rassegna. Individuato, additato, spubblicato, ma altra sua precipua caratteristica è quella di essere impermeabile alla vergogna. Così il nostro cretino (‘nostro’ nel senso che come un avvoltoio, quale in effetti è, sta sulle nostre spalle metaforicamente e quasi fisicamente) procede implacabile. E dell’essere ormai notori ‘pubblici cretini’ alcuni fanno a volte addirittura un vanto, e strumento di carriera. Esempi ce ne sono a iosa, e prossimamente cominceremo a prenderli nominalmente in esame. Ma intanto analizziamo la curiosa vicenda di Angelino Alfano, apparentemente Ministro dell’Interno ed apparentemente cretino. Nel suo caso c’è, tendenzialmente, la faccia da cretino, ma probabilmente, molto probabilmente, non lo è. Il nostro massimo riferimento dottrinale in materia, sempre Antonio De Curtis, considerando quello che è riuscito ad ottenere Alfano, Ministro da anni ed anni quasi senza soluzione di continuità, e senza merito, direbbe che «certamente non è un fesso». Difficile dargli torto. A De Curtis, ad Alfano è sin troppo facile.

In ogni caso i cretini procedono, singolarmente, in gruppi, in schiere, finché finalmente non si controproceda a fermarli. In caso contrario continuano ad avanzare avidi di denaro e della propria onanistica autosufficienza, incapaci di grandezza e di scuse. Cioè del saper chiedere scusa, ché quanto a ‘scuse’ per i propri comportamenti abbondano. Lamentandosene e denunciandolo scriveva Goffredo Parise a Carlo Emilio Gadda addirittura nel 1963: «In ognuno dei nostrani alberga il megalomane, l’uomo-idea o l’uomo centro, intellettuale transfert, sul piano della pseudo cultura, del gallo, del cazzone… Di scempi, di scemi, prole e prole e prole di cretini e di somari, cioè del connubio di infinite realtà volgari, di ambizioni smisurate, di cazzoritteria impotente». Retrocedendo storicamente, presso i latini due erano i motivi per porre legittimamente termine alla propria esistenza. Il ‘tedium vitae’, vale a dire la noia strutturale, e il ‘pudor’, cioè la vergogna. Ma anche allora i cretini, è storicamente attestato, prescindevano dall’eventualità del suicidio per vergogna. Essendo strutturalmente senza vergogna.

Confidiamo comunque che i cretini «Non praevalebunt», «Non prevarranno», sostanzialmente non ci sottometteranno come ci ripetiamo fiduciosi con le parole che Matteo attribuisce al protagonista del suo racconto (Mt 16,18). E non casualmente l’attuale ‘house organ’ della ditta, ‘L’Osservatore Romano’, ne riporta il motto a compimento della testata. ‘Prevalere’, cioè letteralmente ottenere una posizione di supremazia, imponendosi. I cretini non prevarranno. Almeno speriamo, anche se per numero, qualità e livello di dannosità vanno esponenzialmente crescendo. Quanto alle bimillenarie parole in questione, si riferiscono al non prevalere delle ‘forze degli inferi’, le forze del male, ma probabilmente e direttamente già allora anche alle non indifferenti forze e schiere di cretini. Che comunque portatori di profondo, quasi inestirpabile male sono. Giusto per dire quanto il problema sia antico, e colpisca a tutte le latitudini, geografiche, terrestri e persino celesti. Quanto all’oggi, e a terrene occupazioni, se da un lato tra disastri politici, sportivi ed organizzativi è il turno globale delle ‘XXXI Olimpiadi’ di Rio de Janeiro, Brasile, sono in permanente svolgimento le neverending ‘Olimpiadi dei cretini’ italiani. Non solo queste, certo, ma di queste e di questi, stando noi qua, sono proprio ‘i nostri cretini’ causa prossimità e perniciosità i più infidi e dannosi. Anche per questo occorre fornire servizi di pubblica utilità, come il presente, segnalando le principali caratteristiche di concorrenti, ambiti di appartenenza e discipline. Ché la ignobile sfida tra cretini a superarsi (ovviamente in cretinaggine) sta raggiungendo vette in precedenza neppure sfiorate. Forse ormai ricorrono anche loro al doping per essere ancora più cretini, anche se in una gara ad alto livello tra cretini in ogni caso nessuno riesce ad arrivare primo, essendo troppo cretino per vincere.

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