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Il Made in Italy alla conquista della Thailandia

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Bangkok – La presenza dei Marchi italiani sul mercato dei prodotti in Thailandia è ormai un tratto caratterizzante persino delle scenografie pubblicitarie, soprattutto se ci si addentra nell’area dei Big Mall quali Siam Center o nella torre parallela del Paragon Center a Bangkok, dove i nomi più noti dell’abbigliamento e degli accessori firmati Made in Italy campeggiano un po’ ovunque, spesso anche indossati in passerelle allestite all’interno delle avveniristiche vetrine di questi iper magazzini popolari sia a livello locale sia a livello internazionale. Non accade di rado -tanto per fare un esempio – di vedere una 500 degli Anni ’60 opportunamente restaurata e color rosa pink campeggiare tra jeans ed abbigliamento sportivo nella vetrina del terzo piano del Paragon Center, così come non è raro annusare nell’aria profumi ormai internazionalmente noti e che caratterizzano il buon gusto italiano nel Mondo. Per non dire poi di orologi, gioielli, borse e scarpe che veleggiano nelle fantasie delle ragazze sia provenienti da tutto il Pianeta sia delle ragazze locali. Per le quali – oltretutto – i prezzi sono davvero inarrivabili: per il livello impiegatizio medio thailandese per il quale si guadagna mensilmente un corrispettivo intorno ai 400-460 euro, un profumo italiano che – in moneta locale, il Thai Baht – costa intorno ai 50-55 euro (come a Milano o a Roma) è davvero un sogno che ben pochi possono concedersi.

Il Made in Italy è anche noto in Thailandia per la festa di sapori e colori dell’arte culinaria, rinomata in tutto il Pianeta e che in Asia assume i contorni dell’esotico raffinato che rappresenta – anche al palato – un mondo così diverso e tutto da scoprire. Un piatto di spaghetti all’amatriciana, una tazzina di caffè all’italiana che in Thailandia chiamano correntemente ‘Espresso’ e che costa il corrispettivo di una intera cena thailandese, un buon vino rosso corposo e intenso, sono dei must che in Thailandia costano parecchio: la Thailandia – infatti – applica dazi doganali molto alti sui prodotti importati, in specie se si tratta di prodotti occidentali, mentre ha barriere doganali molto più basse all’interno dell’area interna all’ASEAN e tra i Paesi Membri che la compongono oppure con la Cina, Paese che preferisce intavolare trattative bilaterali e che comunque si avvale di un potere contrattuale notevole, vista la mole della sua dimensione produttiva, il che consente alla Cina di poter operare in un clima di quasi perenne dumping sulle piazze asiatiche ed internazionali.

A Bangkok è facile incontrare vere e proprie catene della ristorazione all’italiana come ‘Peperoni’ e ‘Tomato’ dove – però – la cucina italiana è quasi sempre ‘al limite’, visto che si trovano anche zuppa di cipolle (piatto tipico francese) oppure i famosi spaghetti con le polpette che si mangiano un po’ in tutto il Mondo meno che in Italia. Capita anche di vedere la proposta di lasagne verdi alla bolognese e poi sul tutto viene posata una vistosa coscia di pollo fritto che in Italia striderebbe parecchio in quanto ad accostamento azzardato.

Si tratta di esempi aneddotici che ‘spiegano’ quanto sia rispettato e stimato il Made in Italy nel Regno del Siam. Ora il Central Group – mentre decide circa la apertura della dodicesima filiale della Rinascente a Roma per il prossimo anno – riflette sulla più stretta cooperazione con la Camera di Commercio Italo-Thailandese, andando ad aggiungersi così ai 13 membri del nuovo Forum istituito dalla Camera di Commercio Italo-Thailandese dove si riscontrano noti Marchi italiani quali Ducati, Italcementi, il Ristorante Ferraro e Pirelli e 17 Società thailandesi come Thai Airways International, la Bangkok Bank, Siam Cement, Charoen Pokphand, Central and Dusit International. Il Forum ha chiesto giustappunto a tutti di diventare a pieno titolo Membri della Camera di Commercio Italo-Thailandese e sostenere così complessivamente l’economia della Thailandia.

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