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La Crimea sempre più russa

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Con la firma dell’ukaz (decreto) del 28 luglio scorso che ha disposto la soppressione del Distretto federale di Crimea e l’inclusione della Penisola nel Distretto federale meridionale, il Presidente russo Vladimir Putin ha compiuto un ulteriore passo sulla via che rende sempre più difficile e improbabile una soluzione del problema della Crimea secondo i dettami del diritto internazionale. La decisione conferma quel che la diplomazia russa va sostenendo da mesi e cioè che non esiste alcun problema della Crimea in attesa di soluzione. Non c’è ragione che quel territorio resti stabilmente un’eccezione istituzionale in seno allo Stato russo.

Il federalismo russo, sulla carta, è di una complessità rara e questa sua caratteristica, ereditata dal regime sovietico, non è in generale vista negativamente dagli interessati. E’, anzi, intesa come un segno della disponibilità della cultura politica russa a riconoscere il valore del pluralismo e delle diversità locali. I soggetti federati sono 85 e le loro denominazioni giuridiche variano da Repubblica fino a Circoscrizione passando da Regione, Territorio, Città di importanza federale. Nonostante le diverse denominazioni e le ineguali dimensioni, gli 85 soggetti dispongono tutti delle medesime competenze. La Costituzione elenca, infatti, le materie riservate alla Federazione, poi quelle definite comuni fra Federazione e soggetti federati e stabilisce, infine, che le materie restanti rientrano ‘nella pienezza dei poteri statali’ dei soggetti.
Accanto a questa suddivisione politica del territorio vi sono le suddivisioni amministrative introdotte nell’esercizio della propria sovranità da ogni soggetto federato e quelle che, ai loro fini, decidono gli organi federali (come, ad esempio, i distretti giudiziari). Il Presidente della Federazione suddivide, poi, il territorio statale in Distretti che potrebbero, in  sostanza, essere paragonate a grandi prefetture. A capo di ogni distretto si trova un Governatore Plenipotenziario del Presidente con l’incarico di ‘potenziare l’efficienza dell’attività degli organi federali’ in loco e di ‘far funzionare il sistema di controllo sull’esecuzione delle loro decisioni’, ovvero di garantire che i poteri locali eseguano nella forma più esatta quanto disposto dal Presidente nell’esercizio delle sue prerogative. E’ forse degno di nota il fatto che uno dei primi atti compiuti da Putin dopo la sua ascesa al potere nell’anno 2000 fu proprio un ukaz col quale precisava, ma soprattutto rafforzava, il potere di intervento nei vari Distretti dei Plenipotenziari del Presidente. La loro nomina avviene per decisione personale del Presidente stesso, senza che la legge gli imponga per la scelta alcun criterio professionale o obblighi procedurali. Putin giustificò questa misura come un tassello della sua dottrina sulla ‘verticale di potere’, in pratica come un necessario incremento del potere centrale, a fronte di certe tendenze particolaristiche, che si esprimono anche con la semplice vis inertiae, nella passività.

Quando, nel marzo 2014, Mosca accettò la richiesta della Crimea e di Sevastopol (città autonoma della Crimea) di tornare entro i confini russi, alla Crimea fu mantenuto il prestigioso titolo di Repubblica, che già deteneva in epoca sovietica e sotto sovranità ucraina, e a Sevastopol fu dato quello di Città di importanza federale. Il che significa per entrambi poter disporre di un proprio apparato politico-amministrativo e, soprattutto, di una terminologia simil-statale per i rispettivi dignitari.
A ciò si aggiunse la creazione, nel 2014, di un nuovo Distretto federale e la nomina di un Plenipotenziario presidenziale ad hoc per la Crimea, misure necessarie, agli occhi di Putin, dato l’enorme lavoro che richiedeva sganciare la Crimea dal sistema legale ucraino e uniformarla a quello russo. A due anni distanza, il non facile compito del Governatore della Crimea viene di fatto dichiarato ormai compiuto con successo: secondo il Cremlino la Repubblica di Crimea (accanto alla città di Sevastopol) è oggi tecnicamente, dal punto di vista del diritto interno, un soggetto federato che non si distingue più dagli altri e può quindi cessare il suo status speciale. La Crimea entra nel Distretto meridionale, dove già sono comprese due Repubbliche (l’Adighezia e la Calmucchia) e diverse regioni, molto più vaste e popolose delle stesse Repubbliche. Trattandosi di un’entità amministrativa, il Distretto più che una capitale ha un centro di residenza del Governatore che attualmente è fissato a Rostov, capoluogo dell’omonima regione. Ciò ha suscitato qualche malumore a Sevastopol che si ritrova ad essere l’unica città di importanza federale russa senza una sede di Governatorato.

Non si può dire che l’ukaz del 28 luglio, con cui si sancisce il pieno inserimento della Crimea nella struttura amministrativa russa, abbia suscitato molte reazioni in Occidente. A questo può avere contribuito l’idea abbastanza diffusa secondo la quale le suddivisioni federali e amministrative russe rappresentano alla fin fine sempre un qualcosa di aleatorio, in quanto la Russia non sarebbe ancora uno Stato nel quale la legge riesce a limitare per davvero la volontà politica presidenziale. L’unica presa di posizione degna di nota rimane quella del candidato repubblicano Donald Trump che, il 1 agosto, ha dichiarato di non escludere, in caso di vittoria alle prossime elezioni, di riconoscere l’annessione russa della Crimea e di cancellare le sanzioni decretate contro la Russia per quell’intervento lesivo della sovranità ucraina e del diritto internazionale. L’occasione per queste dichiarazioni, tuttavia, non è stata data dalla soppressione del Governatorato di Crimea ma dalle polemiche seguite alle accuse di hackeraggio lanciate contro il Cremlino dalla candidata democratica Hillary Clinton.

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