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M5S, il pasticciaccio brutto di ‘monnezzopoli’

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Parliamo di Roma. Secondo l’ultimo censimento, gli abitanti della Capitale sono oltre tre milioni (3.230.000) considerando anche i cittadini stranieri regolari (365 mila). Poi ci sono gli irregolari. E poi tutti quelli del Vaticano. E delle ambasciate. Per non dire dei parlamentari che conservano la residenza nella città d’origine ma che di fatto abitano a Roma per almeno cinque giorni su sette. Difficile quantificare nel dettaglio, ma appare quantomeno riduttivo stabilire una popolazione praticamentefissadi almeno cinque milioni. Tralasciando, ovvio, le orde di turisti che visitano Roma in ogni stagione.
Non raggiunge neppure la metà la seconda città italiana, Milano ferma a un milione e 300 mila abitanti. Distanziate le altre: Napoli neppure un milione, Torino 896 mila.
Non c’è confronto neppure sulla superficie del Comune: quasi 1300 chilometri quadrati, contro  i 181 di Milano, i 130 di Torino, i 117 di Napoli. Non è un elemento da sottovalutare, anche in rapporto alla densità (7400 Milano contro 2200 di Roma). Significa che le distanze sono enormi. Il percorso del Grande Raccordo Anulare è lungo 68, 223 chilometri: di fatto una delle autostrade più trafficate della penisola (60 milioni di veicoli l’anno), tanto che si chiama in realtà A90.
Roma ha quindici municipi. Alcuni raggiungono o superano città importanti come Bologna, Firenze, Bari o Catania.

Dunque, governare l’unica autentica metropoli nazionale non è affare da poco. Ci vuole sicuramente onestà, ma anche progetti chiari e capacità di amministrare. Stiamo parlando di gestire aree grandi quanto Palermo e Genova, oltretutto con grandi problemi annessi. Uno Stato straniero città nella città, i Palazzi del potere (sono tanti), uno smisurato scrigno d’arte e l’immagine di una Capitale internazionale, sempre sotto i riflettori nel bene e nel male (vedi la candidatura alle Olimpiadi).

Dunque, capisco le difficoltà, sinceramente. E  quando si parlava di ‘complotti’ per far vincere i cinquestelle, forse ci si riferiva a questo. Probabilmente non erano ancora preparati (e su quindici municipi ne hanno tredici) e hanno raccolto una sfida quasi impossibile, forse con un pizzico di presunzione. Lo dico senza astio.
Ogni quartiere è un problema e completamente diverso, tanti microcosmi: dalla Balduina a Centocelle, da Prati ad Acilia, dal centro storico alla periferia più profonda. Per risollevare Roma non bastano proclami, né direttori con gente pressocchè inventata politicamente, selezionata in maniera ‘mattoide’ (come dice Giuliano Ferrara) sui social network .
Il pasticciaccio brutto dimonnezzopolista rivelando storie, storielle e storiacce che mai avremmo sospettato. I romani sono pronti a perdonare anche la ‘poraccite’ (mostrarsi ‘poracci’ davanti a un popolo in realtà ‘cazzaro’, cioè molto orgoglioso) e a sorridere per lo stile un po’ ‘palloccoloso’ (altra definizione di Ferrara) della giovane Sindaca, ma per conquistare Roma, per essere qualcuno ce ne vuole. C’è un detto che rispecchia la romanità: ‘nun sei nessuno‘. Slogan un po’ coatto ma che è diventato la filosofia di chi ha visto tutto: Papi, imperatori e vip veri. Inutile continuare a dare la colpa a chi c’era prima, perché se avesse funzionato starebbe ancora lì. Ora è il momento di trovare soluzioni. Se sono capaci.

«Poche settimane, massimo pochi mesi, e se non vedranno una svolta netta tanti romani si daranno di gomito: Aoh, so’ ttutti uguali». L’ho letta sul Corrierone. Mi sembra la sintesi perfetta. E anche una previsione corretta. I pentastellati, infatti, si giocano tutto, specialmente quella che è stata finora la loro forza d’urto: la verginità.

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