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Musica elettronica dal Sud Italia agli Stati Uniti

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Come collocherebbe l’elettronica nel mercato mondiale dell’industria musicale odierna?

Esistono diversi livelli di mercato su cui l’elettronica si distribuisce, dal Dj set in un locale al concerto sold out in un Auditorium. In poche parole è un ambiente in cui girano i soldi, le etichette investono volentieri. Certo, si tratta di un mercato di mezzo in cui non sei né famoso né sconosciuto che consente di guadagnare dignitosamente anche solo con la musica. Ma la domanda sul mercato al momento insiste per un genere più ibrido che porta un’artista che fa elettronica a cerca featuring con nomi mainstream per sfondare economicamente.

Lei che fin da giovanissimo ha vissuto ( e sta vivendo) con un piede in Europa e l’altro negli USA, come descriverebbe il rispettivo panorama musicale? 

In America attualmente il panorama musicale è dominato da un gioco di influenze tra il pop e l’underground, due mondi che si fondono rendendo sostanzialmente il pop più figo e l’underground più appetibile con un risultato finale del tutto positivo: migliore qualità musicale, maggiore vendibilità del prodotto. L’Europa continua ad avere una forte derivazione dall’elettronica degli anni 90, quindi techno per la maggior parte: pensiamo all’IDM (intelligence dance music) ad esempio che dal mio punto di vista è un ottimo risultato di sperimentazione anche con risvolti estremi e concettuali, ma sempre sullo sfondo della techno classica.

Futuro. Secondo lei che spazio troverà l’elettronica nel mondo musicale (se lo troverà)?

Chi ormai naviga nell’elettronica non è più proiettato nel farla capire ai più. Secondo me punterà tutto su una nuova concezione del live: pur differenziandosi dagli altri generi la musica sperimentale si legherà ad alcuni aspetti tradizionali come il concerto e farà di tutto per monetizzarli. Né i dischi né lo streaming vendono più e bisognerà adattarsi. Da un punto di vista strettamente artistico penso che l’elettronica è destinata a una crescente contaminazione con gli altri generi: negli ultimi anni l’hip-hop è sempre più presente così come la musica commerciale. In definitiva penso sia impossibile fare una previsione lucida: nel panorama elettronico ogni anno escono dischi che evolvono sempre, anche minimamente, da quelli precedenti, rivoluzionando una tecnica o introducendo nuove sonorità. La soluzione è starci dentro e cercare di capire come evolverà.

E il suo futuro? Che progetti ha?

Al momento non ho un progetto musicale definito. Il mio ultimo lavoro è la colonna sonora di ‘Tenebrae’, un cortometraggio di Pasquale Palmieri, bravissimo architetto e fotografo. Penso mi piacerebbe continuare nell’ambito della sonorizzazione e produzione di colonne sonore per cortometraggi e film. Come The Delay In The Universal Loop usciranno a breve un paio di nuovi singoli e alcune date in Italia e in Europa. È sempre tutto in evoluzione, si vedrà.

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