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Olimpiadi: il cibo spazzatura e l’allarme degli esperti

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Diversi esperti di salute pubblica, tra i quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Organizzazione Panamericana della Salute e la Federazione Mondiale dell’Obesità, hanno criticato le dichiarazioni rilasciate da Ian Wright, direttore generale di FDF (Food and Drink Federation). Egli aveva dichiarato, a proposito delle sponsorizzazioni di Mc Donald e Coca-Cola alle Olimpiadi di Rio 2016 che «Coca-Cola e McDonald sono tra le aziende più responsabili di tutto il mondo. Sono coinvolte nella famiglia olimpica e ne condividono i valori […] Bisogna anche ricordare che la fonte della controversia è invariabilmente occidentale e metropolitana. I paesi dell’Asia e dell’America latina non hanno alcun problema con le aziende che si comportano in modo responsabile». Diverse sono state le reazioni alle dichiarazioni, soprattutto spiccano quelle degli attivisti per la salute pubblica, che hanno appellato tali sponsorizzazioni come il Carnevale della spazzatura alimentare’. Tra i vari pareri spiccano quelli di Fabio Gomes, nutrizionista brasiliano e consulente regionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha definito «oltraggiose e sbagliate» le parole di Wright, e l’opinione di Alejandro Cavillo, dell’Organizzazione Panamericana della Salute, che ha parlato di un «parere offensivo».

Un punto particolarmente caldo attorno al quale si discute è quello dei gravi effetti provocati dall’assunzione di alimenti non sani, tra i quali l’obesità. Il Responsabile delle politiche della Federazione Mondiale dell’Obesità, Tim Lobstein, ha dichiarato che «l’obesità infantile è in aumento nelle economie in via di sviluppo e l’ultima cosa di cui i bambini hanno bisogno sono gli incentivi a consumare più cibo spazzatura. Le Olimpiadi dovrebbero essere il faro del progresso umano». Rilevante anche il parere di Malcolm Clark, coordinatore di Childrens Food Campaing (CFC): «Oggi, al via delle Olimpiadi di Rio2016, siamo solidali con le controparti di salute pubblica del Brasile e di tutto il mondo, che cercano di contrastare gli effetti di milioni di sterline spesi da società promotrici di bevande zuccherate e altamente ipercaloriche durante la manifestazione».
Il parere di Ian Wright rispecchia la speculazione delle multinazionali occidentali e non tiene conto dell’impatto sulla salute pubblica delle popolazioni sudamericane e del resto del mondo, oltre che delle azioni politiche intraprese dai Governi di Messico, Cile, Brasile per combattere l’obesità e il consumo di zuccheri in eccesso.
Non si è fatta attendere la risposta della Coca-Cola che, tramite il proprio portavoce, ha fatto sapere che «Coca-Cola è orgogliosa di essere partner olimpico dal 1928. Nel Regno Unito stiamo lavorando duramente per aumentare la consapevolezza delle opzioni prive di zuccheri, lanciando nuove e migliori iniziative come la Coca-Cola Zero. Oggi tutti i principali tipi di bevanda che vendiamo nel Regno Unito hanno basso o nessun contenuto di zuccheri e, dal 2005, abbiamo lanciato 28 bevande con queste caratteristiche».
Già quattro anni fa, alle Olimpiadi di Londra2012, erano state fortemente criticate le scelte in materia di alimentazione da parte di CFC, che chiedeva alle multinazionali di affrontare con serietà il problema dell’obesità immettendo, nei propri contratti di sponsorizzazione la clausola «la promozione di una sana alimentazione e l’esclusione del cibo spazzatura».
Tra i prodotti incriminati a Rio non ci sono soltanto quelli di Coca-Cola e McDonald’s, ma anche i cereali Kellogg e i limited edition M&M associati ai Giochi Olimpici. Proprio il portavoce dell’azienda dei famosi cereali ha dichiarato che «i prodotti Kellogg possono essere trovati nei consumi di otto su dieci famiglie britanniche e molti atleti mangiano cereali per colazione come parte di una dieta equilibrata. Per questo siamo orgogliosi di essere sponsor ufficiale del Team Gran Bretagna».

Dal punto di vista economico appaiono determinanti i contratti che vedono le società del fast-food come sponsor stabili, ormai da molti anni. È stato appurato, ad esempio, che McDonald’s abbia stipulato un contratto di sponsorizzazione per 75 milioni di dollari con il Comitato Olimpico del 2012 per estendere la propria sponsorizzazione olimpica fino al 2020.

 

(video tratto dal canale Youtube di ‘Campaign’)

 

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