BlogItaliaPolitica

Partecipazione politica e tv: ipotesi di cortocircuito

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +
1 2 3


Download PDF

Tutta la gente? O non piuttosto solo una parte? Magari proprio la mia gente? La sinistra senza centro, radicale, costituzionale, antagonista, altermondista? E’ così, io credo. Questo processo è stato (ed è) non simmetrico tra le due macrofamiglie in cui possiamo dividere gli italiani quanto all’ideologia: sinistra e destra, progressisti e conservatori, impegnati e qualunquisti, solidali e menefreghisti, partigiani e indifferenti (denominare, qui, a gusto personale), ma assai sbilanciato da una parte. Il che è, questo sì, assolutamente intuitivo.
Infatti, a destra (cioè tra i conservatori, qualunquisti, menefreghisti o indifferenti) non si è mai data, tolto uno spicchio di attivisti ideologizzati neofascisti o xenofobi ab origine, quella voglia di partecipazione diretta alla politica, degli anni d’oro della narrazione semplificata e bipolarista: gli italiani di destra hanno risposto alla politica politichese sempre e solo aderendo in massa alla chiamata del voto, in particolare del loro grande seduttore, l’uomo di Arcore (hanno semmai contribuito quotidianamente al divenire sostanziale del Paese con le proprie scelte esistenziali, i comportamenti privati e pubblici, il cattivo esempio ai giovani, la condotta infallibilmente conservatrice, qualunquista, menefreghista e indifferente – ma questo è un altro piano di discorso). Quindi la destra perde poco dal nuovo corso, anzi, ci guadagna per differenza. E si reifica anche nei nuovi soggetti protagonisti del suo campo: PD e 5Stelle.
Ma per la sinistra vale il contrario. A sinistra (cioè tra i progressisti, gli impegnati, i solidali, i partigiani), tolto uno zoccolo duro  -sorta di riserva indiana- di comunisti organizzati o non, chi ha offerto braccia, gambe e massa d’urto alle stagioni migliori della partecipazione dal basso (nelle sue mille varianti: dalla legalissima Via Maestra alla più spericolata occupazione di immobile, dalla straripante benché vana vittoria nei referendum sull’acqua pubblica ai giochi d’equilibrio dei sindaci in arancione) sono stati coloro che sedotti dall’apparente semplicità della narrazione offerta, civismo contro massoneria, decenza contro impresentabilità, valore contro brutture, hanno forse per la prima volta deciso di fare qualcosa in più che mettere una crocetta sulla scheda nella cabina elettorale, ossia stare in un corteo, firmare una petizione, affacciarsi a un’assemblea, fare proselitismo politico artigianale. L’hanno fatto una prima volta, poi una seconda, poi una terza, una quarta, quinta, sesta. E poi un’ultima, ma, per ognuno dei motivi che ho tentato di enumerare, non lo faranno più.

Se tutto questo è vero  -ma lo lascio in forma ipotetica: chi sa e capisce più di me potrà confutarmi-  la sinistra schiettamente intesa, in questo Paese, ha un problema aggiunto. Non sarà con l’armamentario dell’attivismo spontaneo che potremo creare qualcosa, anzi, è impossibile che lo si faccia in questo modo: si ottiene il risultato contrario. La destra, che di pari passo con la crisi si sta naturalmente imbecerendo e che usa senza ritegno l’armamentario dell’egoismo sociale e della paura, ha tutto da guadagnare.

Commenti

commenti

Condividi.