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Perplessità sul Carlo Magno a Papa Francesco

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Il Karlspreis der Stadt Aachen, Premio internazionale Carlo Magno della città di Aquisgrana, dal 1988 Internationaler Karlspreis zu Aachen, Premio internazionale Carlo Magno di Aquisgrana, è un premio conferito annualmente, dal 1950, a personaggi che si siano distinti per meriti in favore della integrazione e unione in Europa.
Il primo di questi premi fu conferito a Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi, il famigerato padre del piano di sostituzione della popolazione europea che da lui prende il nome.

Soprassiedo sull’opportunità di ricevere un premio intitolato a uno dei più sanguinari evangelizzatori della storia, Carlo Magno convertì a fil di spada le popolazioni germaniche al cattolicesimo, oltre a molte altre del centro Europa. In fondo, dopo tanti secoli quel nome contiene ben altro significato di tipo meramente politico e machiavellico. Ma possiamo pensare che Papa Bergoglio non conosca il diabolico piano massonico, antinazionale e anticristiano noto come piano Kalergi? Un piano basato sulla immigrazione forzata, anche da guerre opportunamente innescate, verso l’Europa, finalizzata a confondere con eccessiva rapidità le razze, indebolendone o cancellandone le rispettive culture, rendendole in questo modo facilmente governabili da una élite.
Il premio Carlo Magno sembra inquadrarsi nella politica delnew world order‘, argomento tanto caro ai complottisti, che teorizza un finto comunismo no borders, mondiale, ma prima europeo, con un unico direttorio totalitario, che nulla conserverà dello Stato, men che meno della polis greca, annullando ogni differenza di genere, di cultura e di razza, omologando tutto e tutti.
Per uno che come il sottoscritto non ha mai condiviso l’ideale comunista questo rappresenta l’inferno in terra, senza nemmeno gli innegabili aspetti positivi che pure nel comunismo esistevano o erano perseguibili. Non perderò nemmeno eccessivo tempo a scrivere della mia fede antirazzista, ma non per questo rinuncerò alle mie facoltà mentali, che mi consentono di riconoscere come gli incendi accesi prima in Libia, Tunisia, Siria, poi anche in Egitto, dai finanziatori dello spauracchio ISIS, attivo in tutto il fronte meridionale e orientale del Mediterraneo, stiano spingendo milioni di disperati anche e soprattutto verso l’Europa. Semmai dovremmo rapidamente approfondire, identificare i mandanti di una simile tragedia, deferirli a un tribunale internazionale, dello stesso tipo di quello opportunamente organizzato a suo tempo a Norimberga, quindi pagarli proprio come avvenne allora, con pene severissime, commisurate all’enorme disastro, realmente compiuto.

E non accetto che Bergoglio ricordi anche a me antichi ideali ormai, «spenti», e che «noi figli di quel sogno siamo tentati di cedere ai nostri egoismi, guardando al proprio utile e pensando di costruire recinti particolari». Simpatico Papa, anche io ho studiato ‘dai preti’, come si dice per semplificare, e sono in grado di distinguere una aggressione da un incidente occasionale.
Da tempo si sta consumando, sotto gli occhietti apparentemente sbigottiti di governanti collusi, una poderosa aggressione bellica ai danni dell’Europa, e della sua stessa idea, combattuta con armi non convenzionali che forse prima d’ora erano state utilizzate solo da Stalin, certo con minore stile.
Comunque, se ne faccia una ragione anche lei, è sempre più difficile raccontare storielle strappalacrime a una popolazione europea che sta progressivamente perdendo il diritto alla sanità pubblica, alla istruzione, al lavoro, alla famiglia (a lei tanto cara), mentre i loro governi spendono fortune immense per la gestione di un servizio traghetti da guerra che va a prendere i migranti direttamente sulle coste dei paesi di partenza. Ormai è chiaro che si tratta di una colossale sceneggiata, persino male orchestrata, che potrebbe avere conseguenze inimmaginabili. Nesuno se la caverà blaterando di populismi o di egoismi. Persino il diritto internazionale, attualmente vigente, prevede una serie di azioni anche spiacevoli a garanzia del diritto di autodeterminazione dei popoli, e qui si è esagerato da un pezzo.
Mi permetta, appenda la sua medaglia dove sia possibile vederla ogni giorno, per riflettere sui reali valore e significato di quella pataccona di metallo.

 

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