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Pescatori di corpi: ogni naufrago è un’isola

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Ora sono al secondo episodio di quella che vuole essere una trilogia che ha per tema la clandestinità. ‘Pescatori di corpi’ è un film sull’indifferenza, in questo caso dei pescatori clandestini nei confronti dei migranti. Racconto il fenomeno migratorio da un altro punto di vista”. Un film duro, che inquieta, e questo senza fare ricorso a immagini crude, di morte e disperazione come mille volte siamo ormai abituati a vedere in notiziari e inchieste televisive: “Per scelta non mostro mai immagini fin troppo abusate di corpi che galleggiano e neppure degli sbarchi dei migranti”.

E’ molto semplice, il film, didascalico, perfino. Quelle giornate scandite dalle telefonate di Ahmed ai familiari rimasti intrappolati in Siria; i volti inespressivi e induriti di quell’equipaggio, che tra pesci e crostacei trova impigliati nelle sue reti gli indumenti di chi non ce l’ha fatta, e attende la chiamata della guardia costiera o della finanza per prendere parte ad eventuali salvataggi, ecco non hanno bisogno di alcuna ‘didascalia’: sono immagini forti per come sono, e ‘descrivono’ la quotidiana tragedia che si consuma in quel braccio di mare tra Sicilia e coste africane. Un mondo popolato da profughi disperati, naufraghi le cui vite sono sospese tra un passato fatto di fame, dolore, oppressione; e un futuro incerto e comunque difficile. E sotto quel mare, travolti da quelle onde, i corpi di centinaia, migliaia di persone.

Trilogia si diceva. “Ci sto già lavorando”, dice Pennetta. “Si intitolerà “L’oro del diavolo”: tratta dello stoccaggio dei rifiuti tossici nelle miniere di zolfo dismesse in provincia di Caltanissetta e Enna. Protagonista sarà la miniera con alcuni personaggi di contorno, un minatore clandestino, due ragazzi che cercano cave per stoccare i rifiuti e un pastore che vive vicino alla miniera. Mi sono basato sull’inchiesta di un giornalista di Palermo. Le riprese inizieranno nella primavera del 2017”.

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