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Raggi – De Magistris: sinistra radicale addio

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Al ballottaggio di Roma non sono andato a votare. Ho esercitato il mio diritto-dovere democratico scientemente con l’intenzione di far aumentare di un’unità non il numero dei voti espressi in favore dell’uno o dell’altro candidato, né quello dei voti nulli o delle schede bianche, che mi parevano un dato insufficiente a mostrare la mia protesta politica, bensì il numero dei non partecipanti proprio: degli astenuti integrali.
Corollario di questa mia decisione era  -così come chi vota una persona o una lista si augura che la quantità dei voti in quella stessa direzione sia massima, e infatti vi aggiunge il proprio e cerca di procacciarne altri-  che mi auguravo che massima fosse la quantità delle astensioni, per ragioni di politica nazionale e di costruzione di un’opposizione.
Non ho ottenuto il risultato sperato. Ecco i numeri reali del secondo turno di Roma: 1.185.280 cittadini si sono recati alle urne su un totale di 2.363.444 aventi diritto, circa la metà esatta; io speravo, per le ragioni suddette, in un 40% di partecipanti e nel complementare 60% di astenuti.
In subordine, sempre nell’ottica della costituzione di un’opposizione politica nazionale connotata ideologicamente a sinistra, mi auguravo che non vincesse a Roma il candidato renziano. In questo il ballottaggio mi ha accontentato: Virginia Raggi è il nuovo Sindaco con 770.564 voti (al primo turno erano 453.806) per aver battuto Giachetti con i suoi 376.935 (320.170 al primo turno); ma mi ha ampiamente scontentato per le dimensioni del successo 5Stelle: volevo una Sindaca azzoppata, con un 20% di voti validi espressi sul totale degli aventi diritto (meno ancora di Marino all’epoca), per potercene liberare con una dura opposizione sociale prima del termine quinquennale, e invece ne ho una forte del suo bel 33% (circa come Alemanno all’epoca, che infatti è durato cinque anni).
Vediamo allora chi mi ha giocato contro, da dove vengono i circa 320.000 voti in più per Raggi tra il primo e il secondo turno.

So di compagni e amici della mia stessa area ideologica che hanno votato Raggi per dare una batosta a Renzi. Suppongo siano tra quelli che al primo turno hanno votato le proposte a sinistra del PD, ossia Fassina e Mustillo (le indico coi nomi dei candidati Sindaco per semplicità); ma seppure tutti quelli che al primo turno si posizionavano a sinistra del PD avessero poi votato Raggi al ballottaggio  -sono circa 70.000-, ciò non esaurisce affatto l’incremento: mancherebbero ancora ben 250.000 voti. E comunque credo più realistico che non più di 30 mila di essi abbiano optato per Raggi, 20 mila per Giachetti, 20 mila all’astensione (come me, che partivo da Mustillo; ma per affetti familiari).
Ora, tra il primo e il secondo turno in termini assoluti si è passati da 1.287.350 voti validi espressi a 1.147.499, circa 140.000 in meno – teniamolo a mente.
Marchini e Meloni, al primo turno  -che invece si collocavano a destra del PD-  hanno preso rispettivamente 141.250 e 265.736 voti: insieme fanno circa 400.000 cittadini, di cui è lecito chiedersi cosa poi abbiano fatto al ballottaggio.
Quindi, al netto delle migliaia e con tutto il beneficio d’inventario, non è peregrino supporre che in quei 400.000 cittadini in libera uscita ci siano sia quasi tutti i 140.000 che hanno disertato il secondo turno, sia quasi tutti i 290.000 che mancano al conto finale di Raggi (tolti i voti-compagni in odio al PD)  -ed è mia opinione che una metà degli elettori di Marchini al primo turno abbia poi deciso per l’astensione, l’altra metà spartendosi i due al ballottaggio, e che il grosso di chi era per Meloni abbia scelto Raggi e una ridotta minoranza il non voto.

Tirando le somme. Virginia Raggi è Sindaca di Roma non col risicato 20% di voti assoluti (470 mila) che speravo io  -e che mi serviva per giocarmi la sua bassa legittimazione politica in ottica di opposizione sociale-  bensì col 33% (770 mila voti) che le dà una certa solidità, per aver attratto tutti i voti dei cittadini 5Stelle sin dal primo turno (450 mila), buonissima parte degli elettori di destra (240 mila), una parte di quelli a sinistra del PD (30 mila), una minoranza dei forzisti marchiniani (40 mila) più un 10 mila presi qua e là.
Vi lascio giudicare se una composizione elettorale di questo tipo possa essere il preambolo a un’Amministrazione alternativa da sinistra al rischio scongiurato di un’Amministrazione renziana.
Dunque, quei compagni e quegli amici di sinistra che pur con la buona ragione di contribuire alla batosta PD hanno non già disertato le urne come me, bensì votato l’antagonista di Giachetti, hanno dato vieppiù forza a una proposta politica che di sinistra non ha nulla (per sua stessa reiterata autodescrizione) e che inoltre molto si poggia su un blocco sociale di destra schietta.

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