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Raggi – De Magistris: sinistra radicale addio

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Proseguo il ragionamento.
La mia idea-speranza di contrastare a livello nazionale il PD renziano tramite  -anche- la sua sconfitta a Roma, e di contrastare il grillismo a Roma tramite la scarsa legittimazione politica di Raggi, poneva altre due condizioni preliminari (che ho dichiarato pure): la vittoria a Napoli di Luigi De Magistris con largo margine su Gianni Lettieri e grande affluenza al voto, e la rapida costruzione di un fronte di opposizione sociale e politica, ideologica e di massa, da rendere presto visibile su scala tanto nazionale quanto romana.
La prima condizione è realizzata solo a metà: De Magistris ha vinto, e ha vinto tanto a poco contro il forzista (185 mila voti a 90 mila), ma i cittadini che l’hanno scelto rappresentano meno di ¼ degli aventi diritto a Napoli; il che vuol dire che a differenza di quanto sperassi, il Sindaco di Napoli qualora voglia davvero (come pure ha dichiarato ancora ieri sera, a vittoria conseguita) spendersi presto per un movimento di opposizione nazionale radicalmente alternativo da sinistra sia al PD renziano sia alle sempre possibili alchimie da centrosinistra, ebbene così ha il problema di lasciare la città che lo ha rieletto non in mano a una squadra che gode del favore della maggioranza dei napoletani -e in grado quindi di reggere una nuova campagna elettorale a breve, se De Magistris opta per una competizione su Palazzo Chigi- ma a una creatura fragile già di suo.
E poiché la mia seconda condizione  -costruzione di un fronte di opposizione sociale e politica, ideologica e di massa, ripulito da arrivisti e sciocchi- poggia logicamente, come ho detto e argomentato, sulla spendibilità di un progetto forte di sinistra radicale corredato di leadership che ora solo De Magistris potrebbe offrire, ecco che il combinato disposto della vittoria più solida del necessario di Raggi a Roma e della vittoria di Napoli meno solida del necessario, unito all’oggettiva sconfitta di Renzi su tanti fronti, rischia di farmi assistere alla madre di tutte le battaglie (l’avevo chiamata, del dopo-referendum di ottobre) tra il Partito della Nazione di Renzi e il Partito dell’azienda post-costituzionale (il 5Stelle), per di più col fiato sul collo di un Partito della Destra che la crisi economica rinforzerà, anziché farmi contribuire da compagno alla stessa resa dei conti ma tra il Partito della Nazione e il Partito della Sinistra (che, in questo scenario odierno, torno a disperare nasca davvero -almeno coi requisiti per me indispensabili, più volte ripetuti).

Concludo con due notazioni flash.
Sentir cantare (trasmessa da qualche telegiornale) ‘Bella Ciao‘ all’arrivo di Beppe Sala, neo-eletto Sindaco di Milano  -il renziano Sala dominus dell’Expo che ha trasformato la città Medaglia d’Oro della Resistenza e della Liberazione in un centro commerciale del neoliberismo planetario-, mentre Renzi trasforma la Costituzione nel kleenex suo e del Potere, fa capire che l’inversione antropologica è ormai del tutto avvenuta.
E i compagni o comunque i cittadini che in buona fede hanno scelto Raggi e adesso chiedono a lei e alla struttura che sta dietro e sopra di lei, di non fare scherzi, di ricordarsi che sono la speranza della gente comune, che uno vale uno e tutte quelle robe, non solo non hanno letto ‘La Fattoria degli Animali‘ di George Orwell, ma neppure l’apologhetto della rana e dello scorpione.

Buona traversata. Ma poi che non vi senta!

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