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Riportare in vita Buttercup

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Un giorno, mentre era in giro per una sfortunata passeggiata, una anziana mammut scivolò in una palude. Quello che successe dopo fu orribile, brutale, e in ultima analisi miracoloso.

Dopo essere rimasta intrappolata in una melma appiccicosa, in decomposizione, il mammut lanoso fu divorata viva dai predatori però, questi antichi carnivori lasciarono intatto molto del tessuto muscolare. Rimase lì, per decine di migliaia di anni, conservata nel permafrost di Maly Lyahkhovsky un’isola nel nord della Siberia.

Nel 2013, un gruppo di ricercatori della Northeastern Federal University russa (NEFU) si è avventurato nella remota isola alla ricerca dell’animale estinto che, oggi, è conosciuto con il nome di Buttercup (Ranuncolo).

Prima di incominciare lo scavo sull’isola, i ricercatori erano a conoscenza solo delle due zanne che sporgevano dal terreno ghiacciato. Quando hanno iniziato a scavare, sono rimasti sconvolti nello scoprire che il mammut era straordinariamente ben conservato.

Ancora più sorprendente fu la scoperta del suo tronco e del suo tessuto muscolare quasi intatti, (tanto che, è stato riferito che uno scienziati alla vista di ciò, ha paragonato l’animale estinto ad una bistecca fresca). Durante l’autopsia di quest’anno, è stato anche rivelato che il liquido rosso intenso di cui era ricoperta Buttercup, nel suo luogo di sepoltura, era il suo sangue liquido.

L’autopsia svoltasi a novembre è stata sorprendentemente fruttuosa. Anche se i test sono ancora in corso, è emerso che i resti di Buttercup potrebbero contenere abbastanza DNA per una clonazione.

Con l’autopsia di Buttercup, madre di otto piccoli mammut secondo un’analisi delle sue zanne, gli scienziati sperano di contribuire a rianimare una intera specie, una nuova generazione di mammut lanosi potrebbe vagare, ancora una volta, per le fredde steppe.

La scoperta è stata accolta con grande gioia.

All’inizio di questo mese, in una revisione di fine anno, il Rettore della NEFU Evgenia Mikhailova elogiando i grandi successi scientifici della sua università ha sottolineato il potenziale rivoluzionario della scoperta di Buttercup «Una delle ultime scoperte di carcassa di mammut, unica da un punto di vista scientifico e senza precedenti per la straordinaria conservazione dei tessuti molli … il tronco [ la parte più intatta] è la migliore struttura di tronco di mammut del mondo, e il tessuto ben conservato del mammut fornisce qualche prospettiva per il progetto di clonazione di questi animali estinti».

Il Dottor Tori Herridge, paleobiologo del Museo di Storia Naturale del Regno Unito ha descritto l’esperienza dell’autopsia come uno stato di pura beatitudine: «Come paleontologo, normalmente, uno si immagina di lavorare con animali estinti, quindi trovarsi faccia a faccia con un mammut in carne ed ossa, scivoloso, bagnato, e francamente piuttosto puzzolente è stata una delle esperienze più incredibili della mia vita », ha affermato in una dichiarazione.

Anche il presidente russo Vladimir Putin ha riferito il suo interesse per il potenziale esito del progetto. Durante il tour del Lazarev il Museo di Paleontologia della NEFU, nei primi di settembre, secondo i commenti riportati dalla TASS, ha chiesto al personale del museo: «I tessuti molli sono ben conservati, questo significa che l’animale potrà essere clonato?». I membri dello staff del museo hanno assicurato al presidente di lavorare al progetto, a stretto contatto con i ricercatori della Corea del Sud.

Nel 2012, la NEFU ha firmato un accordo di ricerca con la Sooam Biotech Research Foundation della Corea del Sud.

La Sooam ha ottenuto riconoscimenti in tutto il mondo per il suo lavoro sulla clonazione di cani, un servizio offerto a qualsiasi amante dei cani disposto a sborsare la sontuosa somma di 100.000 dollari. I visitatori del sito della Sooam possono ricevere istruzioni specifiche per preservare il cadavere del loro amato animale domestico, in modo da favorire l’estrazione del suo DNA per una clonazione. L’azienda si descrive come una “organizzazione no-profit incentrata sulla ricerca nel campo delle biotecnologie avanzate per applicazioni industriali e biomediche.”

L’accordo di ricerca del 2012 stabilisce che la NEFU fornirà alla Sooam campioni biologici del mammut lanoso e di altri animali estinti, e specialisti della Sooam collaboreranno con i membri del personale NEFU sulle spedizioni future, come ad esempio lo scavo di Buttercup. La Sooam ha accettato di formare scienziati della NEFU, e quest’ultima, ha deciso di istituire un laboratorio nel proprio campus per lo studio del genoma di animali estinti ovvero la totalità del materiale genetico di un organismo composto da DNA.

La Sooam, per il progetto di clonazione del mammut, potrebbe iniziare con l’estrazione del nucleo cellulare contenente DNA intatto. Le cellule del mammut potrebbero essere poi impiantate in una cellula uovo enucleata di un elefante, producendo un embrione clonato di mammut. Un elefante potrebbe servire come madre surrogato, portando in grembo l’embrione per 22 mesi, per poi partorire il primo mammut del mondo moderno.

Nel frattempo, dall’altra parte del mondo, un altro brillante scienziato studia un approccio diverso per il processo di clonazione. Utilizzando un nuovo metodo chiamato CRISPR ‘gene-splicing’ (cluster a brevi ripetizioni palindromiche regolarmente intervallati), il dottor George Church della Harvard University ritiene che il DNA di un elefante moderno possa essere tagliato in alcune parti con precisione e possa essere sostituito con il DNA di un mammut. «CRISPR permette di tagliare il DNA in un punto preciso… quindi scambiare il nuovo DNA con il vecchio DNA in cellule staminali di un elefante, con le cellule staminali si può essere capaci di ricreare anche un bambino» così ha affermato lo studioso in un’intervista per The Naked Scientists il blog dell’Università di Cambridge.

In sostanza, il metodo del dottor Church permetterebbe agli scienziati di trasformare geneticamente gli elefanti in mammut aggiungendo ulteriori livelli di grasso e di lana e altri attributi necessari per la sopravvivenza nella tundra ghiacciata.

Il professor Church sostiene che l’ingegneria genetica possa far sì che un elefante sia in grado di vivere a temperature estremamente fredde, il metodo della Sooam invece prevede di impiantare un nucleo cellulare in un uovo. «I nuclei della Sooam sono stati congelati e irradiati per 10.000 anni e ora frantumati in piccoli pezzi, mentre il DNA sintetico [ CRISPR] è intatto e, quindi, più ‘reale’ come il DNA di un vero mammut. Se siamo faccia a faccia con un animale contenente tale DNA, che assomiglia a un mammut e vive a -50 gradi, sarei sorpreso solo se vedessi delle differenze a livello emotivo» così il dottor Church ha scritto in una lettera, pubblicata online, al dottor Herridge.

Per entrambi i metodi ci vorrà tempo. «Resuscitare un mammut sia attraverso la clonazione sia attraverso l’ingegneria genetica potrebbe essere un processo estremamente lungo, stiamo cercando di rendere questo possibile e vorremmo farlo prima delle generazioni future», ha affermato Insung Hwang genetista della Sooam in una intervista per The Independent.

Con mezzi del tutto differenti, i due laboratori stanno lavorando per rendere reale la rinascita del mammut. Ma questo passaggio dalla fantasia alla realtà pone importanti problemi etici.

«Ci sono questioni etiche intrinseche che dobbiamo affrontare. Ecco perché dobbiamo iniziare, ora, a discutere le implicazioni», ha detto la dottoressa Hwang.

«Certo, molti sostenitori della rinascita del mammut sono avvolti dalla atmosfera romanzesca di Jurassic Park, sono un paleobiologo al Museo di Storia Naturale di Londra e sogno mammut in continuazione, dubito che al mondo ci siano persone che vorrebbero vedere un mammut nella vita reale quanto me, eppure penso che la clonazione sarebbe eticamente sbagliata», ha scritto il Dottor Herridge in un editoriale per il The Guardian, a fine novembre.

Alcuni avvocati pro clonazione hanno sostenuto che reintrodurre il mammut potrebbe aiutare a combattere il degrado ambientale.

«Gli ecosistemi che dipendono da specie chiave hanno perso le diversità delle specie di un tempo poiché alcune non sono più in vita», ha scritto il dottor Church in un editoriale per “Scientific American”, lo scorso anno. Ha spiegato che quando si verifica un cambiamento ambientale, la cura potrebbe essere trovata nell’antica diversità. «4000 anni fa le tundre della Russia e del Canada consistevano di un ecosistema GRASS basato su un ghiaccio più ricco. Oggi ghiacci si stanno sciogliendo, e se questo processo continua, potrebbe rilasciare più gas serra di un incendio di tutte le foreste del mondo».

Un po’ di manipolazione genetica potrebbe reintrodurre la diversità che per eoni ha mantenuto la tundra sotto controllo. «Una dozzina di poche modifiche al genoma di un moderno elefante per dargli il grasso sottocutaneo, capelli lanosi e ghiandole sebacee potrebbe bastare per creare una variante simile al mammut, tornando questa specie chiave nelle tundre, potrebbe allontanare alcuni effetti del riscaldamento», sostiene il dottor Church.

Il Dr. Herridge respinge questa teoria, scrivendo nel suo editoriale: «Il problema è che non abbiamo ancora capito pienamente il ruolo del mammut nell’ecosistema, e non è chiaro ancora se la steppa è scomparsa a causa della perdita del mammut o se i mammut siano scomparsi a causa della perdita del loro habitat e dell’era glaciale. E’ una grande scommessa mettere le speranze di un cambiamento climatico nelle zampe di un branco di mammut».

Un altro punto sollevato dal dottor Herridge è stato quello del trattamento etico degli elefanti madri surrogato. «Qualsiasi tentativo di clonare un mammut probabilmente richiederebbe un elefante vivo (asiatico) per usarlo come un surrogato e come parte dell’esperimento passare 22 mesi di gravidanza, portando in grembo un animale di una specie completamente diversa. Ad un animale che ama vivere in branco, a rischio di estinzione, non fa tanto bene vivere in cattività. Il potenziale beneficio per l’umanità di clonare un mammut può superare le sofferenze di una vita di una madre elefante surrogato? Devo ancora sentire un argomentazione convincente a riguardo».

 Il dottor Church ha affrontato questo punto nella sua lettera al dottor Herridge: «Qualcuno potrebbe utilizzare una madre elefante surrogato qualora le possibilità di successo, i benefici per la sopravvivenza e la diversità della specie siano alti». Ha aggiunto, tuttavia, che il suo gruppo è al lavoro per la ricerca di tecnologie riproduttive alternative.

L’ultimo mammut camminava sulla terra mentre la nostra specie viveva ancora nelle caverne. Per quanto l’umanità venga alle prese con il fatto che presto potrebbe essere in grado di resuscitare i mammut dall’estinzione, è necessario rispondere a spinose questioni. Grazie alla scoperta dei resti di questo mammut davvero sfortunato, sembra che tali questioni saranno affrontate prima o poi.

 

Traduzione a cura di Marzia Quitadamo

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