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Sinistra Italiana: io so

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Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che si potrebbe chiamareil suicidio politicodei comunisti in Italia (e che in realtà è una serie di ‘illusioni/autoillusioni & disillusioni’ allestita a sistema di protezione del Potere).

Io so i nomi dei responsabili del fallimento della Sinistra Arcobaleno del 2008.
Io so i nomi dei responsabili della scissione (ennesima) di Chianciano del 2009, da cui nacque SEL.
Io so i nomi dei responsabili del rapidissimo inaridirsi della corrente di protesta nota come Popolo Viola del 2010.
Io so i nomi dei responsabili della trasformazione in fattacci di ordine pubblico delle aurorali manifestazioni degli Indignati del 2011.
Io so i nomi dei responsabili dell’evaporazione della Federazione della Sinistra nel 2012.
Io so i nomi dei responsabili dell’aborto indotto alla Rivoluzione Civile del 2013.
Io so i nomi dei responsabili della condanna all’irrilevanza della Via Maestra, ancora del 2013.
Io so i nomi dei responsabili della morte in culla dell’Altra Europa, o Lista Tsipras, del 2014.
Io so i nomi dei responsabili dell’impalpabilità perenne della Coalizione Sociale dal 2015.

Io so i nomi dei responsabili del fallimento (ennesimo) cui sono andate incontro l’esperienza della Sinistra Italiana e, da essa inscindibili, le candidature a sindaco di Roma di Stefano Fassina (4% circa), di Torino di Giorgio Airaudo (3% circa), di Milano di Basilio Rizzo (3% circa), per esempio, nel 2016  -proprio ieri.

Io so i nomi dei responsabili dell’ulteriore emorragia di consensi dall’area ‘naturalmente’ anticapitalista verso proposte politiche intrinsecamente populiste come il Movimento5Stelle.

Io so i nomi dei responsabili dell’infinita, estenuante, velleitaria, gemmazione o prosecuzione di altre ancor più piccole e vane nicchie di dissenso politico, sociale, sindacale, territoriale, rispetto al Potere egemonico di classe, che drenano e ‘ibernano’ i residui scampoli di un antagonismo possibile.

Io so i nomi dei responsabili dello scadimento a ‘reducismo macchiettistico’, a ‘dirigismo burocratizzato’ o viceversa a ‘spontaneismo orizzontale’, delle idealità e delle pratiche comuniste che a dispetto di tutto quanto sopra, pure sopravvivono in qualche individuo o collettivo proletario, precario, marginalizzato.

Io so i nomi delverticeche ha manovrato per tutta questa lunga stagione; di quelli che ne sono usciti strada facendo per motivi anagrafici, di opportunità, di affidabilità; e di quelli che sono ad essi subentrati.

Io so i nomi di chi ha gestito ogni fase del periodo, apparentemente ondivago ma in realtà perfettamente conforme all’esigenza deltaglio dell’ala sinistra‘ rispetto alla scena politica nazionale, entro la più grande e profonda ristrutturazione capitalista globale della Storia contemporanea.

Io so i nomi e le rispettive motivazioni del gruppo di potenti, semi-potenti, sotto-potenti e organizzatori degli impotenti, che di volta in volta hanno prima indicato le condizioni apparenti per la creazione di una forza politica anticapitalista, o quantomeno costituzionalista in senso sostanziale (che in Italia, a Costituzione vigente, vuol quasi dire anticapitalista), e poi hanno affossato quella stessa ipotesi con le più varie modalità d’azione  -da ‘fuori’, da ‘dentro’, ‘di fatto’, ‘di diritto’- comunque infallibili, sempre implacabili salvo poi rendersi conto che un focolaio di ‘irregolari’ nasceva ancora altrove; e allora ricominciavano e ‘colonizzavano’ anche là.

Io so i nomi di coloro che, tra una riunione e l’altra, un appello e l’altro, una manifestazione e l’altra, hanno ricevuto disposizioni e a loro volta dato disposizioni perché -in ultima analisi- il blocco di potere che per decenni ha gestito a livello politico la vecchia Democrazia Cristiana, si riorganizzasse prima (e a lungo) intorno alle emanazioni politiche dell’impero mediatico berlusconiano, e poi alla più recente mutazione democristiana ossia al Partito Democratico renziano; questo, mentre la destra prima post-fascista, poi ‘folclorico-secessionista’ e adesso ‘sdoganatissimo’ mix di securitarismo, xenofobia, sovranismo e qualunquismo, attirava e imprigionava l’attenzione dell’opinione pubblica alle prese con la Grande Crisi.

Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro alla strategia del ‘democìdio’, di quelle serie e importanti che la calano nella tattica, di quelle serie e importanti che operano concretamente per realizzarla.

 

Io so tutti questi nomi e so tutti questi fatti.

Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

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