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Strage days: da Nizza ad Ankara

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14 luglio, sera. Nizza, la carneficina subito dopo i fuochi d’artificio per la Festa Nazionale. Che terrore devono aver provato, tutte quelle persone inermi. Che disperazione d’ora in poi, in tutti quelli che hanno perduto qualcuno. Gente semplice, che sconta già la fatica quotidiana del vivere comune. E adesso questo orrore infinito. Toglie il respiro.
Sappiamo tutto per via di notizia. Ma nulla per via di ragione. Non possiamo perciò neppure elaborarlo, il terrore. Noi così possiamo solo aver paura. E quindi possiamo soltanto invocare qualcuno, che ne abbia il potere (o conferirglielo apposta), affinché stenda tutto intorno alla nostra vita del filo spinato e ci spiani sopra dei fucili rivolti verso l’esterno, e anche all’interno, per confortarci in questa paura incoercibile.

Ma perché ancora la Francia?
Forse perché la Francia dell’Illuminismo e dell’Encyclopédie, la Francia della messa in discussione del potere antico e immobile, la Francia della Presa della Bastiglia, proprio il 14 luglio, del radicalismo di Marat e Robespierre, della Congiura degli Eguali di Babeuf, il proto-comunista, la Francia del ’48, della Primavera dei Popoli, la Francia della Comune di Parigi schiacciata nel sangue dalla borghesia rampante, non più imperiale e ormai imperialista, la Francia di Jean Jaurès, ammazzato da un fanatico nazionalista perché nessuno potesse impedire ai lavoratori francesi di venire ingoiati dalla Grande Guerra, la Francia dell’imposta di solidarietà nazionale del giugno 1945, la Francia del Maggio ’68, della contestazione al sistema in sé, dell’unione tra studenti e operai, intellettuali e popolo.
Forse è questa la mappa concettuale da interrogare, in realtà, per capire qual è il bersaglio.
Le religioni ci hanno a che fare zero, nonostante il lordo berciare di tanti fogliacci nostrani più ancora che francesi, che imputano subito all’origine nordafricana e alla cultura blandamente islamica dell’asserito autore della strage, la motivazione della stessa.
[E voi che da anni lucrate su questo razzismo decerebrato, che lo alimentate, che lo giustificate, che lo avete sdoganato sui mezzi di comunicazione di massa, che ci avete costruito sopra grandi e piccole carriere e sporche fortune, che avete distrutto un popolo nella sua anima facendo diventare razzisti a parole tanti dei miei conterranei, e che armate le mani dei razzisti di fatto che distruggono vite provenienti da altri popoli  -voi, non è più pensabile redimervi.]

Ho appeso da qualche parte uno schema grafico riassuntivo della storia del mondo, una specie di scala universale in A2, dal Big Bang ai giorni nostri  -nientemeno. Nella colonna ‘età dell’Umanità’ riporta, dal basso verso l’alto, ‘Paleolitico inferiore’ a 1.800.000 anni fa (primi utensili, e poi controllo del fuoco), ‘Paleolitico superiore’ 40.000 anni fa (col balzo culturale dei Sapiens), ‘Neolitico’ 11.000 anni fa (con l’agricoltura), ‘èra storica’ 5.000 fa (con l’invenzione della scrittura), ‘èra del dopo Cristo’ 2.000 anni fa e qualcosa, ‘èra globale’ 200 anni fa (con l’imperialismo capitalista), ed ‘èra caoticadopo l’11 Settembre.
Siamo lì, cioè qui e ora -in pieno.

Da allora sta cambiando la nostra vita, a causa dell’interesse irrefrenabile di chi ritiene che essa  -per come ce la siamo costruita negli ultimi secoli di progresso, critico, di emancipazione e liberazione ed umanizzazione-  sia ora un costo più che un profitto, un rischio più che un affare.
Ma dico meglio: non sta cambiando la vita di tutti gli abitanti del mondo, o non per tutti nella stessa misura. E’ il nostro mondo che si trasforma, che diventa il nuovo mondo. O meglio: che va a somigliare agli altri che coabitano su questo pianeta. Ai mondi dove la paura e la violenza sono già pane quotidiano, a quelli indebitati col nostro fino al collo e attaccati a rasoi pescati nella spazzatura per non affogare. Per quei purgatori sfiniti, crimini infami come l’ennesimo cambiano poco.

Poco, o neanche troppo, cambierà anche per chi pur dalle nostre parti privilegiate ha sempre e comunque vissuto nell’indifferenza, o addirittura nella diffidenza, verso tutto ciò che non gli sta giusto nel cortile di casa.
Il razzista, il profittatore, l’ottuso  -non s’incuriosivano prima per le infinite anime della Terra e certo non li offende dover guardarle con sempre più timore, o imbarazzo. Non conoscevano l’entusiasmo per il puro e semplice stare al mondo, al netto del possesso di alcunché, e quindi non sapranno nemmeno cos’è che stan perdendo sempre più.

Questa nuova puntata del dramma, intendo, porta questo di danno ulteriore: soffoca nell’avvilimento i liberi, e non allevia la servitù di tutti gli altri.

Il Presidente François Hollande ha richiamato la riserva operativa. È il penultimo gradino, l’ultimo è la mobilitazione generale. Per poi arrivare al piano della militarizzazione permanente. Come al tempo dell’Antica Roma, quando stavi sotto le armi per vent’anni per forza. E la guerra di conquista, o di presidio alle frontiere, era la vita intera della società.
Se ho scritto che l’idea è di farci tornare tutti al Medioevo, mi sbagliavo per difetto.

Intanto mi chiedo: ma i corpi di coloro che le forze dell’ordine indicano come gli autori, ormai morti, delle stragi rubricate come terrorismo, guerra di religione, scontro di Civiltà, vengono per caso sottoposti ad autopsia? E se sì: i risultati di questi esami autoptici vengono per caso resi pubblici? Cioè, intendo: oltre a conoscere degli indicati autori, ormai morti, vita e miracoli, biografia e famiglie, studi, gusti e trascorsi sul web, perlopiù grazie ai documenti personali che costoro provvidamente portano sempre con sé accingendosi all’azione omicida/suicida ma, improvvidamente, smarriscono sempre intonsi a beneficio degli inquirenti anche quando del loro corpo resta ben poco di intero, è possibile per caso sapere se gli autori asseriti compiano le proprie gesta sotto l’effetto di qualche psicotropo? E se sì, è interesse o no degli inquirenti risalire la traccia della droga fino ai mandanti delle azioni di morte, e scoprire se per caso tale traccia porti su su fino a strateghi che con lo scontro di Civiltà, la guerra di religione e perfino il terrorismo popolarmente inteso, poco c’entrano?
Di sicuro è interesse mio, di cittadino del mondo scaraventato da un quindicennio nel nuovo mondo del disordine globale, dei golpe dietro ogni angolo, della sospensione della democrazia, dell’amnesia totale sulla via dello sviluppo socioeconomico e del progresso umano.

Dall’Undici Settembre al Teatro Dubrovka di Mosca, da Madrid, 11 marzo 2004, a Beslan, da Londra, 7 luglio 2005, a ‘Charlie Hébdo‘, dal Museo del Bardo a Sana’a, Yemen, dalla spiaggia di Susa a Beirut, dal Bataclan alla Promenade des Anglais, e ancora e altrove e sempre e dappertutto, per me i sicari erano drogati ad arte, da qualcuno che se ne intende e che appronta forniture industriali-militari da almeno cent’anni. Però vorrei essere smentito da un’indagine seria sul punto. Possibile che nessuno che conta qualcosa ne senta il bisogno?

Secondo un’ipotesi, il vocabolo ‘assassinideriverebbe da al-Hashīshiyyūn, arabo, cioè ‘coloro che sono dediti all’hashish‘ (che deriva a sua volta da ašīš, ‘canapa’), di cui si sarebbe servito un determinato signore dei tempi di Crociate per provocare prima l’inebriamento dei suoi sgherri, poi il loro totale asservimento a eseguire gli ordini più nefasti. Che l’etimo sia islamico non vuol dire che lo siano i mandanti delle stragi del Terzo Millennio, ovviamente.

Non avvicinatevi agli stranieri. Non parlate con gli estranei. Non uscite di casa. Non affacciatevi alle finestre. Le vostre finestre sul mondo ce le avete già, a portata di mano: il televisore, il pc, il tablet, lo smartphone, i glass. Non esplodono, non sporcano, non puzzano, parlano la vostra lingua. Presto usciranno gli ultimi modelli, soffici e senza spigoli, perché sia bello anche accarezzarli, abbracciarli.
Non dovete pensare a niente. Pensiamo a tutto noi.
Non abbiate altre paure.
Non siate tranquilli.

Si vuole la guerra in Europa. Come dappertutto. La bocca del mostro continua a spalancarsi.

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