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Ti dico io cos’è la mafia!

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Visitare la Sicilia oggi è affrontare un’avventura densa di colori, odori, voci, suoni e persone fantastiche, come tutte, o quasi, le regioni della nostra Italia, ma visitare la Sicilia oggi è anche, per me, fare un tuffo nei ricordi più nascosti, nei segreti di noi bambini, di noi cresciuti in una terra meravigliosa, ma difficile.
Una terra piena di meraviglie e, oggi più che mai, di contraddizioni che, se non fossero realtà attuale, sembrerebbero paradossi.

Sono partita dal punto più a sud di tutta l’Italia: Portopalo di Capopassero, dove si trova l’isola Delle Correnti, dove ai piedi del vecchio faro si incontrano lo Ionio ed il Mediterraneo, due immensi specchi d’acqua che proprio qui si infrangono… da questa piccola isoletta puoi sentire la voce del Mare, anzi, dei due mari che l’abbracciano… un punto estremo, un punto unico al mondo.

Ma proprio da qui pensi all’altro estremo dell’Italia: Trieste, ripercorri tutta la strada che unisce questi due luoghi, e con la mente ripercorri le storie che incontri….così diverse, ma unite sotto quella che dovrebbe essere la nostra patria.

Qui risuona in lontananza tutto ciò che lacrisicomporta ed ha comportato, qui la vita è sempre stata dura, accompagnata dal padrone di casa che è il mare… qui il tempo sembra essersi fermato… ho detto sembra, solo all’apparenza, ti siedi al bar, parli, e ti accorgi che, invece, non si è assolutamente fermato, anzi.

Ma cosa succede, trovi le famiglie radunate attorno ad un tavolo all’interno di un intricatissimo dedalo di vette… parlano, mangiano, discutono… tutti insieme.
Ti invitano, ti guardano straniti, ti domandano come tu, natia di quella terra, hai vissuto in questi anni di lontananza, ti domandano se sei felice di riabbracciare i tuoi posti, condividono con te le quattro cose che hanno sul tavolo…
Ti raccontano della ‘Malaonda’ che di notte si è portata via delle vite, le difficoltà della pesca, le soddisfazioni del turismo, il tutto condito da un’atmosfera di familiarità che pare antica.

E qui arriva la botta: “Ma come si sta su al Nord? E’ vero quello che raccontano che non c’è più lavoro? E’ vero che…“. Io rispondo che è vero, rispondo che se raccontassi tutto non mi crederebbero, racconto che è tutto così diverso, racconto che fa freddo, freddo nell’anima, racconto che hai paura ti portino via la casa, racconto che ci sono tantissime morti, ma non per le Maleonde, per la disperazione di non avere più soldi.
Racconto che le Banche venete hanno rubato i soldi alle famiglie, racconto che conosco persone sfrattate di casa che ora dormono in un rottame di roulotte, racconto che… e che vuoi che racconti, gli sguardi ti fissano, le persone si ammutoliscono, subito non ti credono, dopo un po’ ti ascoltano allibiti… il caldo non si sente più, il numero di persone è aumentato senza che io me ne sia accorta tutti seduti in questo vecchio vicoletto… il rumore delle onde come sottofondo ed un silenzio di tomba.

Mi giro e vedo un gruppetto di bambini che aspettano che la discussione vada avanti… sono gli unici che sorridono un po’.

Si leva di colpo una voce: “Hanno arrestato uno che si chiama Consoli….e chi è…che ha fatto?“.
Ha attirato l’attenzione perché, qui, è un cognome abbastanza comune…
Io spiego cosa è successo nel dettaglio con le banche venete.

Improvvisamente tutti ci giriamo verso l’inizio del vicolo senza aver sentito nulla, come sapessimo, ma sapessimo cosa?
Dopo qualche secondo, che è parso come un’eternità, ecco apparire un’ombra, preceduta dallo strusciare dei sandali sull’asfalto.
In controluce una figura distinta, vestito di tutto punto, con tanto di cappello e bastone, seguito da due ragazzi ben piazzati… tutti salutano senza assolutamente vedere il viso del nuovo convenutotutti si spostano e, come per magia, appare una sedia libera… si siede.
Mi saluta, la voce mi accende dei lontani ricordi… è anziano, troppo per capire subito.
Mi prende la mano e fa un perfetto ‘baciamano’…in dialetto siculo mi dice il suo soprannome…. Don Antonio, adopero questo pseudonimo, quanti anni, me lo ricordo benissimo ora… ero piccola piccola, e, tutt’ora, me sento ancor più piccola.

Gerardina cara, quanto tempo ho aspettato per rivederti! Ho saputo che non sei stata bene…troppo lontana dalla tua terra sei stata…Ma l’hai saputa portare sempre nel cuore… Hai fatto parlare bene della nostra Sicilia… Brava… Ma quanto te l’hanno fatto pagare questo“.
Tanto Don Antonio …Tanto….ma ho fatto delle bellissime cose, ed ora ne sto facendo delle altre…io non mollo mai, lo sa…“.
E certo che lo so, ma che raccontavi questa sera? Non mi sembrano belle cose“.
No, non lo sono per niente, racconto solo ciò che ho visto e che sto vivendo… sembra non esserci più giustizia, sembra che vinca sempre il male… Lei, Don Antonio, lo sa come la penso…“.
Certo che lo so, ma sono cambiate tante cose da quando te ne sei andata… troppe… rimani qui con noi e vedrai che starai bene presto, stai a casa con la tua famiglia… hai visto quanto male ci si fa la fuori?“.

Cominciamo a conversare su ciò che accade al Nord, cominciamo a sviscerare gli argomenti più scottanti, si snocciolano gli argomenti sino a quando racconto di quando ho scritto una riflessione, proprio qui sull’Indro ho ‘osato’ parlare di alcuni fatti di cronaca adoperando anche il termine ‘mafia’.

Don Antonio mi interrompe… tutti si zittiscono… solo il mare… e lui, con tono ancor più grave mi dice: “Geri, Geri mia, Geri nostrati spiego io cosa è oggi laMafia‘, la mafia è uno Stato che ha distrutto le famiglie, la mafia è uno Stato che ti prende più del 70% con le tasse, la mafia è uno Stato che dopo averti fatto questo ti porta via la casa, la mafia è uno Stato che ti fa rubare i soldi dalle finte Banche… in realtà Strozzini… la mafia è uno Stato che non ha mai difeso i propri cittadini da niente, la mafia è uno Stato che cancella Dio e le tue preghiere, la mafia è uno Stato che ti uccide senza premere il grilletto...”.
Io mi inalbero e lo interrompo… urlando gli chiedo: “E allora voi chi siete… cosa fate… cosa avete fatto… chi siete? chi siete?“.
Mi guardano tutti spaventati… mi accorgo che ho urlato, mi spavento di averlo offeso… mi faccio mille domande… lui interrompe i miei pensieri dicendomi semplicemente: “Morti… Morti… piccola mia… siamo solo morti“.

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