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Trump è realista nei confronti della Russia

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A giudicare dalle iniziative prese dall’Occidente dopo la fine del confronto tra due poli, la risposta è che l’Occidente non ha mai smesso di considerare la Russia come un attore che prima o poi avrebbe di nuovo sfidato l’Occidente. Una delle iniziative principali nei confronti della ‘futura minaccia russa è stata l’espansione della NATO, un’organizzazione politico-militare che, seguendo il corso della storia, sarebbe dovuta sparire dopo la fine del motivo che ne aveva portato alla sua creazione nel 1949.

Al di là di questa ‘anomalia internazionale’ e delle promesse statunitensi fatte a Gorbaciov sull’impossibilità di muovere a est l’Alleanza Atlantica, la prima espansione della NATO alla fine degli anni Novanta è stata considerata una ‘misura comprensibile’ perché implicava l’estendere la copertura di sicurezza ai principali attori dell’Europa centrale vale a dire Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria.

Le estensioni seguenti hanno però innervosito Mosca, la cui nuova dirigenza, guidata da Vladimir Putin, ha considerato la questione come una sorta di ‘Yalta II o di un Potsdam II’, vale a dire decisioni geopolitiche sullo spazio europeo senza considerare gli interessi della Russia che, nel suo carattere di Stato – continuatore dell’Unione Sovietica, veniva trattata come un attore sconfitto o addirittura rinnegato.

La decisione dell’Occidente di ampliare la NATO più di quanto raccomandabile è stata criticata dai settori realisti degli Stati Uniti, sia da quelli che cercano la struttura di equilibrio di potere nel sistema internazionale, com’è il caso di Kenneth Waltz o Henry Kissinger, sia da coloro che cercano l’egemonia come il modello migliore da seguire nelle relazioni tra Stati, come per esempio John Mearsheimer.

Più recentemente, il professor Stephen Walt (altro grande realista) ha dichiarato che nell’ultimo quarto di secolo i presidenti statunitensi hanno ignorato il realismo nelle relazioni internazionali.Tra i casi più eclatanti Walt sostiene che questa ignoranza spiega le relazioni sempre più conflittuali degli Stati Uniti con Russia e Cina, il ritiro della democrazia nell’Europa dell’Est, la situazione in Medio Oriente, in Afghanistan, etc. Sostiene che se Bush avesse ascoltato i realisti, per esempio un Brent Scowcroft, non avrebbe invaso l’Iraq nel 2003, e la regione non sarebbe nel caos dovuto in gran parte al crollo dello stato iracheno e l’Iran non avrebbe il potere che ha ora. In línea con le argomentazioni critiche nei confronti dell’ampliamento della NATO, l’esperto avverte che se avessero considerato i principi del realismo «gli Stati Uniti non avrebbero spinto per un ampliamento della NATO, visto che i realisti pensano che le grandi potenze sono molto sensibili per quanto riguarda ai mutamenti di potere ai loro confini. Espandere la NATO avrebbe avvelenato le relazioni con la Russia. Un realista avrebbe optato per un’Associazione per la Pace, uno spazio che cercasse di costruire legami di sicurezza con l’Europa dell’Est e con la Russia».

In breve, Donald Trump sicuramente conduce la sua campagna con demagogia e toni esagerati, ma potrebbe diventare il prossimo presidente degli Stati Uniti. In ambito internazionale il prossimo presidente dovrà affrontare varie questioni, molte delle quali hanno gli Stati Uniti come responsabile totale o parziale. In larga misura la crisi tra occidente e Russia è il risultato di una notevole carenza di realismo da parte di un attore principale nell’ambito dell’ordine internazionale, che ha una grande esperienza internazionale e che ha saputo fornire al mondo quei ‘beni pubblici internazionali‘ così necessari per la sua stabilità. Il realismo comporta il considerare le forze profonde nelle relazioni internazionali e capire i corsi che nascondono gli interessi. Il perseguire i propri interessi nazionali non può basarsi sul minacciare gli interessi di altri attori, tanto più se si tratta di attori potenti che, come gli Stati Uniti, richiedono rispetto.

Anche se può risultare poco accettabile il candidato Donald Trump, oggi, capisce meglio del suo avversario democratico che l’Occidente è già andato oltre quanto raccomandabile nei confronti della Russia, e che è necessario implementare alcune misure per riequilibrare la situazione internazionale.

Traduzione di Alberto Favaro

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