Workingparents, dalla Danimarca il modello vincente

 

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Per molti italiani, soprattutto di sesso femminile, il concetto di genitore-lavoratore è facilmente riconducibile a quello di “genitore assente”. Avere un impegno professionale e portare avanti una famiglia con figli è un compito arduo e complesso, soprattutto perché nel nostro Paese mancano molte strutture che permetterebbero ai genitori di oggi di lavorare con profitto e al contempo mettere su famiglia in tranquillità. Per questo per tanti, troppi, italiani vi è ancora il complicato dilemma su come meglio ripartire il proprio tempo tra la propria carriera e l’educazione dei propri figli. Secondo un sondaggio condotto da Eurobarometer, i danesi hanno risolto questo indovinello e sono oggi i più soddisfatti in Europa rispetto alla propria vita famigliare e lavorativa. Orari di lavoro flessibili, asilo nido garantito e sostenibile economicamente per tutti i bambini, diritti di congedo parentale (maschile e femminile) estensivi e generosi sussidi governativi a chi ha figli sono tra gli elementi principali che fanno della Danimarca il luogo ideale per far coniugare carriera e famiglia. Queste condizioni favorevoli si traducono poi in un alto livello di equità di genere rispetto al mondo del lavoro e in una delle più alte percentuali di donne lavoratrici di tutta Europa.

Se ad esempio si pensa al congedo parentale è possibile capire come la Danimarca, e i Paesi del Nord Europa in generale, siano molto più avanti rispetto al resto del mondo. In Italia, ad esempio, esso è di 20 settimane per la donna, all’80% stipendio nella maggior parte dei casi, ed è obbligatorio di un solo giorno per il padre. Negli Stati Uniti le mamme hanno diritto a sole 12 settimane, spesso non retribuite affatto; in Giappone le settimane aumentano a 14, ma al 67% dello stipendio, mentre in Germania e in Nuova Zelanda, a fronte dello stesso numero di settimane, viene garantito il 100% della retribuzione. In Austria, Lussemburgo, Spagna e Paesi Bassi garantiscono 16 settimane al 100%, mentre in Polonia, come da noi, le donne hanno diritto a 20 settimane, ma pagate al 100% dello stipendio.

In Danimarca, invece, le settimane di congedo totale per entrambi i genitori sono 52 (esattamente un anno intero), un vero record in Europa in quanto pagate interamente e valide anche in caso di adozione. Le settimane di congedo sono suddivise tra quattro settimane prima della nascita del bambino e 14 a seguire, obbligatorie per la madre, e due obbligatorie per il padre successive al lieto evento. Le restanti possono essere utilizzate da uno o entrambi i genitori anche spezzandole per “mettere da parte” alcune settimane per momenti futuri della vita del proprio bambino fino ai 9 anni. A Copenaghen quasi tutti i padri utilizzano le settimane di congedo che gli spettano, ma spesso in combinazione con quelle che spettano alla madre. Solo l’8% dei casi è rappresentato da neo papà che per settimane restano a casa dal lavoro mentre la moglie ha già ripreso la propria attività. La facile fruizione del congedo parentale è dunque uno dei fattori principali che spiegano come mai in questo Paese molti individui abbiano vinto la battaglia tra lavoro e famiglia, con soddisfazione da ambo le parti.

Un altro fattore che influenza questi risultati è la flessibilità sul lavoro, che nel Nord Europa non si traduce in precariato, ma nella possibilità effettiva di collocarsi sul mercato del lavoro in modo più facile. I risultati parlano da se, nel 2011 infatti il tasso di impiego femminile era il secondo più alto d’Europa al 70,4%, il contrasto diventa doloroso se questi numeri vengono paragonati con quelli italiani, dove solo il 47,2% delle donne lavora. Percentuale che poi arriva appena sopra al 30% se si guardano i dati riferiti al sud Italia. Va notato anche che, secondo i dati dell’OECD, il tasso d’impiego delle madri con figli sotto i sei anni non cala, ma anzi aumenta al 79%, record assoluto di tutta Europa. 

Tutto questo è possibile grazie ad un mercato del lavoro differente da quello dei Paesi con risultati decisamente meno performanti. Innanzitutto le ore di lavoro settimanali sono meno: in Danimarca le donne lavorano circa tra le 32 e le 38 ore alla settimana, mentre gli uomini stanno tra le 37 e le 44 ore, una differenza nettamente inferiore a quella degli altri paesi europei, dove di norma le donne lavorano sempre 10-12 ore in meno degli uomini.

Inoltre qui la flessibilità del lavoro è utilizzata molto anche dagli uomini, se le donne a chiedere il part-time sono il 37,6%, gli uomini arrivano al traguardo ragguardevole del 15,3%, anche in questo caso superiore alla media europea del 9%. Secondo i risultati di Eurofond poi il 79% delle donne che usufruiscono del congedo parentale, anche per il massimo delle settimane a disposizione, riprendono il lavoro nella stessa misura, soprattutto grazie al sistema di asili aziendali ampiamente diffuso nel Nord Europa.

La Danimarca non intende però fermarsi a questi risultati, ma il governo si sta impegnando per rendere la vita dei genitori-lavoratori ancora più semplice. Dal 2005 è infatti in vigore la Family and Working Life Commission che si occupa di ottenere i risultati migliori nel bilanciamento dell’attività lavorativa e della vita famigliare. E’ proprio l’opera della commissione che ha contribuito ad ottenere un più lungo e flessibile congedo di maternità e un Balance Award da assegnare a tutte le imprese che danno priorità al bilanciamento tra questi due importantissimi aspetti della vita degli individui. Il lavoro della Commissione non è però ancora finito, attualmente si lavora per garantire l’assistenza diurna per tutti i bambini dai sei mesi all’età scolare; per la libera scelta nel sistema di baby-sitting preferito (presso le strutture statali o private); per un programma di alimentazione sano per tutti i bambini negli asilo-nido; per l’abolizione dei giorni di chiusura isolati nei centri diurni in cui si possono lasciare i bambini in età prescolare e per la proroga dell’iniziativa “Nonno sostituto”, che permette contemporaneamente a molti anziani di avere un ruolo definito nella società e parallelamente garantire ai genitori la possibilità di andare a lavorare senza preoccupazioni.

Tutto questo è possibile perché dal 2009 la spesa per i benefits per bambini e famiglie è ammonta al 4.2% del PIL danese, un dato ancora una volta superiore a quello della maggior parte degli altri membri dell’Unione Europea. Oltre a quanto fin qui menzionato, i benefits per le famiglie sono anche di tipo economico. Fino al compimento dei 18 anni le famiglie ricevono 189€ al mese per ogni bambino al di sotto dei due anni e 118€ per ogni bambino tra i sette e i diciassette anni. Nel caso di parti multipli poi, viene assegnato un benefits addizionale di 269€ per nascituro a quadrimestre, fino al compimento del settimo anno di età. Straordinario è poi che anche per alcuni tipi di adozioni viene assegnato un aiuto economico, questa volta erogato in un unica soluzione e pari a 6.203€. Sempre fermo restando che l’economia danese permette questo genere di spese e di supporti, molto c’è da imparare dal modello di Copenaghen.

 

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