Open Data Day, "libertà" dei dati

 
 

open data day

Domani, 22 febbraio, ricorre la quarta edizione dell’International Open Data Day: occasione importante per promuovere la “liberazione” dei dati soprattutto da parte delle pubbliche amministrazioni nonché per rilanciare i tanti progetti di open data in corso nel mondo, incluse le immancabili hackathon, vere e proprie maratone di programmazione.

La comunità globale vuole così ampliare al meglio la portata di queste tematiche sempre più cruciali nell’era odierna, dentro e fuori Internet, coinvolgendo semplici cittadini e giornalisti, programmatori e ricercatori, designer e quant’altri su un fronte comune, quello della libera condivisione dei dati. Finora sono segnalati circa 150 eventi intorno al globo, con innumerevoli interventi online e tante segnalzioni che rendono ribollente l’annesso hashtag su Twitter.

Crescono l’interesse e gli incontri pubblici previsti anche in Italia, dove la giornata è alla sua seconda volta. Fra le tante città coinvolte, da segnalare un evento organizzato dall’Università di Milano-Bicocca che svolge da tempo attività di ricerca su questi temi, mentre a Lecce, i cittadini avranno l’opportunità di contribuire alla raccolta delle idee di utilizzabilità dei dati necessari per la stesura delle prossime strategie programmatiche sull’open government locale.

Quadro questo in cui va ricordato l’impegno continuo di Aaron Swartz, noto programmatore e attivista statunitense che rischiava 35 anni di carcere per aver scaricato articoli scientifici da un database accademico, proprio  come azione di disobbedienza civile a sostegno della libertà di cultura, e scomparso poco più di un anno fa. Aveva anche redatto, nell’estate 2008, il Manifesto della guerriglia open access, come parte del percorso per l’affermazione della giustizia e dell’uguaglianza sociale sempre più urgente.

Da notare infine che nell’ambito della cultura open, dopo software open source, standard aperti, open access e open content, il fenomeno dei dati aperti rappresenta l’ultima frontiera e forse anche quella attualmente più strategica. Assai utile quindi questa fresca uscita tutta italiana, Il fenomeno open data Indicazioni e norme per un mondo di dati aperti, un testo organico che si pone come riferimento unico per la divulgazione e l’approfondimento sull’intera questione.

Curato da Simone Aliprandi (già autore di titoli su temi analoghi) e rilasciato sotto licenza Creative Commons, il libro prende spunto e amplia il «dibattito sull’importanza della disponibilità e libera diffusione di dati “crudi” (anche e soprattutto da parte del settore pubblico) così da poter aumentare il potenziale informativo e comunicativo della conoscenza condivisa figlia della rivoluzione digitale». 

 

 

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