Marino salvo grazie al Pd in frantumi

Marino sindaco

Con i 44 sottosegretari e i 9 viceministri nominati oggi dal Consiglio dei ministri, il governo ha completato la squadra. Molta attenzione era puntata sulle nomine al dicastero che più tocca gli interessi di Silvio Berlusconi e cioè la Giustizia dove è stato riconfermato Cosimo Ferri (ex Forza Italia, ora “tecnico”) ed è stato nominato per la prima volta Enrico Costa (vice presidente di Ncd) che nella passata legislatura si distinse per essere stato relatore del Lodo Alfano (poi bocciato dalla Corte Costituzionale) e per aver proposto una legge che accorciava i termini di prescrizione.

Nomine, quindi, che secondo molti osservatori, rappresentano il prezzo che Renzi ha dovuto pagare al Cavaliere in cambio dell’”opposizione responsabile” di Forza Italia in Parlamento. Da segnalare anche la nomina di Umberto del Basso de Caro alle Infrastrutture. Il deputato beneventano è un acerrimo nemico di Nunzia de Girolamo “dimenticata” da Alfano a causa delle pesanti parole a lui rivolte per non averla adeguatamente difesa durante lo scandalo che la coinvolse.

Ai Trasporti è stato nominato anche il sen. Antonio Gentile, vero padrone del Ncd in Calabria e accusato qualche giorno fa di aver bloccato la pubblicazione del quotidiano locale L’Ora della Calabria perché conteneva all’interno la notizia dell’indagine a carico del figlio. Il ministero dei Trasporti è, quindi, consegnato per intero al NCD. Una mossa molto scaltra quella di Renzi perché il dicastero guidato da Maurizio Lupi gestirà diversi miliardi di euro in arrivo di fondi europei e l’odore dei soldi costringerà Alfano a non creare seri problemi al governo durante la legislatura.

Alfano inoltre deve anche far attenzione al sempre crescente numero di espulsi, fuoriusciti e dissidenti grillini che, con i sette senatori di Sel, potrebbero formare un gruppo autonomo al Senato e offrirsi a Renzi per “rafforzare” la maggioranza. Un rinforzo che toglierebbe ad Alfano la golden share sul governo.

Il Consiglio dei ministri ha inoltre varato il decreto sugli Enti Locali che contiene le norme che mettono al sicuro i conti della Capitale. Risolto il problema legislativo rimane quello politico. Nessuno nel Pd ha difeso Ignazio Marino in queste ore e ciò significa che il destino del sindaco è segnato. E’ anche vero, però, che il Pd romano è frantumato sulla strategia da adottare e questa è l’unica garanzia che rimane a Marino per arrivare a fine mandato.

Con il Pd locale disciolto, è emerso il vero nemico di Marino, Francesco Gaetano Caltagirone. Per la prima volta l’editore non è in grado di indirizzare la governance della Capitale in quanto Marino non deve la sua elezione al potente gruppo e ciò ha permesso al sindaco di  portare avanti politiche in forte contrasto con i loro interessi (come l’opposizione alla vendita  delle aziende partecipate dal Comune). D’altro canto il Pd romano non è in grado di offrire a Caltagirone un cavallo da far eleggere e ciò costringe l’editore a trovarselo da solo. Il prescelto è Alfio Marchini e la macchina è già partita.   

 

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