Venezuela: che cosa sta accadendo

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«La nostra economia paralizzata è accompagnata da un clima politico oppressivo. Dal momento che le proteste studentesche sono iniziate, il 4 febbraio, più di 1.500 manifestanti sono stati arrestati, più di 30 sono stati uccisi, e più di 50 persone hanno riferito di essere stati torturati mentre era in custodia della Polizia. Quella che era iniziata come una marcia pacifica contro la criminalità, in un campus universitario, ha esploso la criminalizzazione del dissenso da parte di questo Governo», il Governo del primo successore del caudillo Hugo Chávez, Nicolás Maduro. Così, questa mattina, dalle colonne del ‘New York Times, Leopoldo López, ex Sindaco del quartiere Chacao di Caracas e  leader del partito di opposizione Popular Will, descrive la crisi che sta vivendo il Venezuela. Nelle stesse ore, intanto, il Presidente Maduro ha denunciato un tentativo di colpo di Stato, che avrebbe visto coinvolti tre generali dell’aereonautica, tornando a denunciare «C’è un piano per destabilizzare il Venezuela», un refrain oramai da mesi noto.

Le posizioni in campo nel Paese, oramai sull’orlo del collasso, ci sono state sintetizzate nei giorni scorsi dall’Ambasciatore del Venezuela in Italia, Julian Isaias Rodriguez Diaz, e da Rodrigo Diamanti, ex attivista studentesco e fondatore dell’Organizzazione non governativa Un Mundo Sin Mordaza (Un mondo senza bavaglio), che ha base a Caracas e si occupa della difesa dei diritti umani e della diffusione della libertà d’espressione attraverso la musica e l’arte.

Nella lunga intervista, l’Ambasciatore Rodriguez Diaz, esordendo con la consueta «strategia di destabilizzazione che si acutizza ogni qual volta l’opposizione perde una opportunità elettorale», puntava il dito sull’opposizione   -definita ‘disperata’-  incapace di muoversi in un contesto democratico, e sulla destabilizzazione dall’esterno, dagli Stati Uniti.

La realtà descritta da Diamanti, è, invece, quella di «metà della popolazione venezuelana, contraria al Governo, è priva di qualunque spazio per esprimere il proprio malcontento. C’è una serie di leggi, approvate poco a poco, che in questo periodo hanno impedito ai mezzi di comunicazione di informare su ciò che sta accadendo».

 

 

 

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