Il Medioevo pakistano

matrimoni Pakistan

In un documento rilasciato la scorsa settimana, risulta che almeno un migliaio di donne cristiane e hindu ogni anno sono costrette a convertirsi e sposare uomini musulmani in Pakistan. Si tratta di un report emesso dal Movimento per la Solidarietà e la Pace in Pakistan, in tale studio risulta che più di 700 di queste donne sono cristiane e mediamente 300 di esse sono hindu. Gli stessi autori dello studio annotano che «non è possibile conoscere appieno la reale scala del problema – probabilmente è maggiore dei dati emessi e riscontrati – poiché un numero di casi non definibile è da collegarsi a situazioni che non sono mai state denunciate o che non sono mai state sottoposte a conteggio proprio perché non sono mai diventate un atto sottoposto a controllo dell’apparato giuridico-legale e della legislazione specifica sul tema».

Il report del Movimento per la Solidarietà e la Pace in Pakistan contiene anche un appello perché si attui una specifica azione derivante pure dai dati che scaturiscono da questa dettagliata indagine conoscitiva sui matrimoni forzosi e sulle conversioni attuate con coercizione verso ragazze e donne cristiane in Pakistan. La Comunità cristiana del Pakistan consta di almeno due milioni di credenti, cioé il 42 per cento della popolazione delle minoranze religiose in Pakistan e la gran parte di tali credenti risiede nella Regione del Punjab. I ricercatori del Movimento per la Solidarietà e la Pace in Pakistan hanno riscontrato che i casi di matrimoni/conversioni forzose seguono un ben chiaro modello: le ragazze cristiane (solitamente tra i 12 e i 25 anni) sono rapite, convertite all’Islam e sposate al rapitore o ad una parte terza. Le famiglie delle vittime solitamente stilano un Report di Prima Informativa per rapimento o stupro nelle sedi della Polizia. Il rapitore, a sua volta, presenta un Report di Prima Informativa accusando la famiglia di infastidire pressantemente la ragazza che si è convertita di sua spontanea volontà e successivamente sposata e di cospirare al fine di farla nuovamente convertire al Cattolicesimo. In fase di dibattimento in Aula, alla ragazza viene chiesto di comprovare e far testimoniare se la sua conversione è stata di natura spontanea o se vi sia stata una qualche forma di costrizione della sua volontà. Durante la fase istruttoria, però, la ragazza rimane (fino al momento della sentenza) in custodia proprio di chi l’ha rapita e/o violentata. Se la sentenza attesta la volontarietà della ragazza nel volersi convertire o nell’aver accettato di sua spontanea volontà il matrimonio, il caso viene considerato chiuso e non vi sono ulteriori aggravi per la sua famiglia. Una volta che la ragazza ritorna nella custodia del rapitore, la vittima può essere soggetta a violenza sessuale, stupro, prostituzione forzata, traffico di esseri umani e vendita, oppure ad altre forme di abuso domestico.

Questa tipologia di violenze e di errori giudiziari sono stati sottoposti ad analisi nel report attraverso lo studio di almeno una decina di casi. Il report descrive anche il contesto storico e sociale del problema e i danni particolarmente gravi che colpiscono la Comunità cristiana del Pakistan in relazione alle garanzie procedurali, legali e politiche connesse alla protezione dei Diritti Umani delle minoranze religiose del Pakistan.

 

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