Aldo Moro: 36 anni e nessuna verità

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«Nella ricorrenza dell’assassinio di via Caetani, le forze politiche si impegnino affinchè rapidamente il Parlamento possa avviare i lavori della Commissione d’inchiesta». Così il vice Presidente dei deputati del Pd, Gero Grassi, promotore dell’istituzione dell’organismo parlamentare con una proposta di legge già approvata dall’Aula della Camera ed in attesa di avere il via libera dall’Aula del Senato, nel 36° anniversario del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro.

La necessità di una nuova Commissione d’inchiesta è dettata dai «buchi neri» che restano ancora tanti e che e «nel loro insieme, impediscono di capire ancora oggi chi ha voluto, insieme alle Brigate Rosse, che il politico Aldo Moro  scomparisse dalla scena politica», perché, di fatto «non esiste una verità ufficiale sulla sua morte».

Vanno chiariti soprattutto gli ultimi cinque giorni del rapimento di Aldo Moro”, ci dichiarava Grassi in una lunga intervista qualche mese fa. 55 giorni bui. “Basti pensare alla mancata liberazione di Moro, che Cossiga e il Vaticano aspettavano, mentre la vicenda si è conclusa improvvisamente con l’omicidio del sequestrato. Va chiarito meglio anche un altro punto: le Brigate Rosse erano solo Brigate Rosse? Secondo me, la risposta è negativa. Infatti, le Brigate Rosse sono state aiutate direttamente e indirettamente dai servizi segreti italiani deviati, che facevano riferimento alla P2, e dai servizi segreti stranieri  -pensi al KGB o al Mossad-  che avevano necessità contrapposte. Infine, sono stati aiutati dalle omissioni internazionali di Stati esteri come il Regno Unito, la Bulgaria e gli Stati Uniti”. E poi: L’assassino è Prospero Gallinari, come si dice, o è stato qualcun altro? Dove è stato ucciso Moro? Nel covo o su un arenile o, come sostiene qualcuno, in via Caetani? E la vicenda di via Gradoli? che rimanda all’interesse dell’Urss nella morte dello statista. Il progetto di Moro -il compromesso storico- avrebbe rappresentato il disastro. Avrebbe cioè incarnato la ‘prova provata’ di un partito comunista al Governo, in un assetto democratico, cioè ‘borghese’, grazie a libere consultazioni elettorali.  Interessi che collimano con quelli dell’altro attore della guerra fredda, gli Stati Uniti, e che raccontano di un omicidio che intreccia altri omicidi eccellenti, per esempio quello di Pio La Torre.

Andreotti e Cossiga qualche verità sul caso Moro se la sono portata nella tomba”, proseguiva Grassi. “Non perché essi abbiano contribuito ad ucciderlo, ma perché ritengo che in quel periodo si siano registrate gravi omissioni da parte dello Stato. Soprattutto perché, i servizi segreti italiani in quel periodo, cosa di cui siamo arrivati a conoscenza solo in seguito, erano diretti da uomini che facevano riferimento alla P2”, e forse dai loro archivi, ulteriori verità sul caso Moro potrebbero arrivare.

Nei giorni scorsi sono stati resi consultabili online gli atti relativi all’attività della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2. La relazione conclusiva della Commissione sottolineava di non essere in grado di fornire  ‘risposte certe’, circa i rapporti tra P2 e la vicenda Moro, e tuttavia, l’Onorevole Antonio Bellocchio,  nella seduta conclusiva disse «chi era dentro la P2 aveva un progetto politico oggettivamente coincidente con  l’assassinio di Aldo Moro». 

Alla ricostruzione storica -non a quella giudiziaria- potrà contribuire anche

le 420 carte che compongono il ‘memoriale di Moro’, ovvero le fotocopie originali del testo autografo sequestrate a Milano nell’ottobre del 1990, in via Monte Nevoso, dov’erano nascoste dietro un pannello sotto la finestra dell’appartamento, e ora conservate all’Archivio di Stato. Sono la confessione politica dello statista, tra queste carte, la lettera al Ministro dell’Interno Francesco Cossiga, recapitata il 29 marzo 1978, e due lettere al Segretario della Democrazia Cristiana, Benigno Zaccagnini, recapitate il 4 e il 24 aprile. 

 

Br