Mozambico, le elezioni della discordia

Afonso Dhlakama Mozambico

A pochi giorni dalle elezioni presidenziali, sale la tensione in Mozambico. Il 15 ottobre circa nove milioni di persone saranno chiamati a scegliere il nuovo presidente, 250 membri dell’Assemblea Nazionale e i membri delle assemblee provinciali. Saranno le quinte elezioni multipartitiche nella storia dell’ex colonia portoghese. Nonostante l’accordo di pace firmato ai primi di settembre, le divisioni politiche rimangono profonde. Le cicatrici del passato non si sono rimarginate e le rivalità sono più forti che mai.

Lo si è visto durante la campagna elettorale, contrassegnata da violenze e polemiche. A surriscaldare il clima ci ha poi pensato Afonso Dhlakama, il leader storico de la Resistência Nacional Moçambicana (Renamo), con il suo ritorno spettacolare  sul palcoscenico politico. L’ex capo ribelle ha stupito quanti lo avevano dato per politicamente morto. Ora le carte in tavola sono cambiate e il Frente de Libertaçao de Moçambique (Frelimo), il principale partito politico, che lo aveva dato per spacciato, si trova a dover fare i conti con un avversario tosto e imprevedibile. La sua candidatura è stata infatti accolta con entusiasmo da una buona parte della popolazione

Dhlakama ha annunciato che avrebbe partecipato lo scorso 4 ottobre alle celebrazioni dell’anniversario dell’accordo di pace di Roma del 1992, che pose fine alla lunga guerra civile mozambicana. Nonostante un tentativo di boicottaggio da parte del Frelimo, il leader del Renamo è stato accolto da una folla numerosa. Non è chiaro se il suo ritorno in campo sarà un fuoco di paglia o se invece darà nuovo slancio al partito. Quello che è certo è che sia la Renamo che il Flemino devono stare attenti ad una terza forza in campo, il Movimento Democratico de Mozambique (Mdm) del sindaco Daviz Simango, che sta riscuotendo grande successo.

Dunque la situazione diventa sempre più ingarbugliata e il clima di tensione è palpabile.  Ci sono stati parecchi dissidi nei giorni scorsi che sono sfociati in scontri e violenze, in particolare tra i sostenitori del Mdm e del Flemino. La scorsa settimana, a Nampala, nel nord del Paese le festività per il 50esimo anniversario delle Forze Armate si sono tramutate in una sanguinosa protesta che ha causato diversi feriti, tra cui bambini,dopo l’intervento delle Forze di sicurezza con gas lacrimogeni e pallottole di gomma per sedare i sostenitori dei partiti Frelimo e Movimento Democratico (Mdm). Stessa cosa a Chibuto e a Xai-Xai, dove l’entourage del candidato presidenziale Mdm Daviz Simango è stato attaccato da persone che sventolavano bandiere del Frelimo.

Violenze che hanno fatto precipitare il Paese nel caos e che hanno indotto il presidente del Mozambico, Armando Guebuza, ad esprimersi in merito, chiedendo la fine della guerriglia. Lo ha fatto, giovedì scorso, durante un comizio  nella piazza di Maputo, dopo aver deposto una corona in memoria di coloro che hanno sacrificato la loro vita nella guerra di indipendenza del Mozambico. Guebuza ha invitato alla “calma” tutte le forze politiche e i suoi sostenitori ricordando che: «le elezioni dovrebbero essere un momento di  festa e una lotta senza violenza».

Nonostante l’appello,  gli animi non si sono acquietati, rivelando tutta la debolezza dell’accordo di pace, firmato il 5 settembre scorso a Maputo. L’intesa, firmata dal presidente Guebuza e dall’ex capo ribelle Dhlakama, doveva mettere fine a fine a circa due anni di “guerra a bassa intensità” tra le forze governative e gli ex guerriglieri della Renamo. Così non è stato. L’accordo – che prevede l’integrazione dei combattenti della Renamo nella polizia e l’esercito e una più equa distribuzione della ricchezza nazionale – non ha basi solide. Si è arrivati all’intesa solo perché ci sono forti interessi economici in gioco legati in particolare allo sfruttamento internazionale del carbone e degli idrocarburi di cui il paese si è scoperto ricco.

Il Mozambico  diventerà a breve uno dei principali produttori di idrocarburi. Durante il G8 di un anno fa a Camp David, il Mozambico, insieme ad altri Paesi africani, ha infatti firmato “La Nuova Alleanza per la sicurezza alimentare e la nutrizione in Africa” (NAFSNA), un accordo agricolo che è stato sviluppato dal management consultants McKinsey in collaborazione con il gruppo ABCD, formato dai più grandi mercanti di grano (ADM, Bunge, Cargill e Louis Dreyfus), e con altre multinazionali dell’industria agroalimentare e agrochimica (Yara, Syngenta, Du Pont e Monsanto). L’iniziativa, che dovrebbe far uscire dalla povertà 50 milioni di africani, apre i mercati africani all’acquisto di prodotti agricoli, all’accesso alla terra e alla distribuzione di sementi commerciali, fertilizzanti e pesticidi. In particolare il governo del Mozambico, secondo un articolo pubblicato da ‘The Guardian’, ha deciso di «cessare sistematicamente la distribuzione di sementi libere e non modificate» e sta elaborando nuove leggi che conferiscano diritti di proprietà intellettuale (Ipr) sulle sementi che «promuoveranno gli investimenti del settore privato». Leggi che consentono ai grandi colossi agro-alimentari e agro-chimici di impossessarsi della terra degli agricoltori africani, brevettare i loro semi e monopolizzare i loro mercati aalimentari.

 

Afonso Dhlakama