Giorgio Napolitano, l’autunno del patriarca – 1

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L’audizione del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, nell’ambito del Processo Stato Mafia, rappresenta un fatto inedito ed un punto di non ritorno. I membri della Corte d’Assise di Palermo sono saliti al Colle per raccogliere la sua testimonianza. Sentito per più di tre ore ha affermato di non aver mai saputo di accordi. E’ stato interpellato anche a proposito di quanto gli disse (e quanto gli avrebbe detto) il suo Consigliere, Loris D’Ambrosio, poi deceduto, su di presunti rapporti tra Cosa Nostra e le istituzioni. Ed a riferire su un attentato progettato contro di lui nel 1993. «Ha sostenuto che non si sentì minimamente turbato», hanno raccontato alcuni legali degli imputati. Da parte del Quirinale si sottolinea «la massima trasparenza» dell’incontro e dei comportamenti. Il Movimento Cinque Stelle afferma invece che Napolitano «trascina le istituzioni nel fango», e quindi «si deve dimettere».

In realtà tutta questa storia, anzi tutta la sua storia sino a questo autunno del patriarca, era già stata scritta.

Gabriel Garcia Marquez faceva il cronista da Roma per la sua Colombia negli anni in cui Giorgio Napolitano difendeva l’invasione sovietica dell’Ungheria e il Centralismo Democratico del Partito Comunista, fustigando ed espellendo dissenzienti ed eretici. E forse proprio frequentando il comunista moderato (moderato nella difesa delle lotte sociali e dei diritti dei lavoratori, non certo nella difesa dell’intangibilità del Partito e del rapporto con l’Unione Sovietica), forse, appunto, colpito dalla sua personalità, ha ideato i propri libri migliori. Ché dell’attuale Presidente della Repubblica italiana sembrano tracciare la biografia, in qualche caso antivedendone le sorti future e (ahimè) regressive.

Certo Nessuno scrive al colonnello, né al Presidente, però, come Nicola Mancino, gli telefona. Dal canto suo il Presidente, viceversa, non si premura di Scrivere per raccontarla, come da titolo della lunga ricostruzione autobiografica del Premio Nobel sudamericano. Scrive, invece, ai giudici di Palermo per cercare di non raccontarla, la verità su quelle telefonate e dintorni. Su testo e contesto. Con la pretesa, ingaggiando un conflitto istituzionale e costituzionale che l’ha visto (guarda caso) vincente, della loro distruzione. Anche se il contenuto era sostanzialmente quello descritto all’epoca da Panorama, con in più qualche pesante apprezzamento, politico, sulla cancelliera tedesca Angela Merkel. Anche senza arrivare al pessimo gusto berlusconiano della “culona inchiavabile” (Napolitano è, in ogni caso, un gentiluomo meridionale) gran scramazzo avrebbero suscitato se quelle parole fossero state diffuse. Così invece è calato un velo d’ipocrisia, con lei che può far finta di non sapere, anche se sa benissimo. Stesso dicasi sul resto, ben più rilevante.

Continua…

 

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