I conti con l’Europa

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Con l’imminente Consiglio Europeo finisce, di fatto, il Semestre italiano di Presidenza dell’Unione Europea. Vicepresidenza, in realtà, ché l’introduzione del Presidente permanente, ora il polacco Donald Tusk, ha di molto ridotto l’effettivo peso di questa funzione a rotazione da parte dei Governi nazioali. Ma molta retorica si è fatta a questo proposito, ed anzi per il Presidente della Repubblica, la nostra guida era una delle ragioni, forse la principale, perchè ‘staiserenoenrico Letta proseguisse sino al termine di questo 2014 alla guida del proprio Governo. Poi liberi tutti e voto.

L’irruzione di Matteo Renzi ha mutato le carte in tavola, Giorgio Napolitano si è ben acconciato ed il Semestre italiano doveva così essere, ancor più, foriero di magnifiche sorti e progressive. Appuntamento, dunque, importante, quello del quadro da prospettare al Parlamento italiano. Ma, a giudicare dalla informativa del Presidente del Consiglio questa mattina alla Camera, il bilancio sinora non è che sia stato formidabile.

Lui picchia. Internamente ed esternamente. «L’Europa è a un bivio, o cambia direzione o è perduta». E, riprendendo Luigi Einaudi, chiede di ‘tornare all’ideale’. Anuncia che chiederemo di scorporare dal Patto di Stabilità tre capitoli: Banda larga, Edilizia scolastica, Periferie. Promuove con riserva Jean Claude Juncker, neo Presidente della Commissione. Ancora una volta, soprattutto, proiezioni nel futuro. Quanto a bilanci…

La sfida dell’Europa è anche occasione di polemica con le opposizioni. Contrasto ai Cinque Stelle, ed ai loro ‘voto sciupati’. Tra loro Tommaso Currò vota a favore della Mozione di maggioranza e lascia il Movimento. Alla Lega Nord (e ormai non solo) di Matteo Salvini, Renzi infligge la stilettata sul fatto di non essersi costitiuita parte civile nei confronti dell’ex tesoriere infedele. Non c’entra niente con l’oggetto del dibattito, ma ha ragione. Lo ascolta un’ Aula sorda e grigia, 86 deputati in missione. Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia, definisce Renzi il ‘vuoto cosmico‘, e sostiene che questa è la fase finale del renzismo e dell’annuncismo. Sulla fase finale proprio non scommetteremmo, ma quanto al neologismo dell’annuncismo, niente male. Alla fine a votare, però, sono in tanti: 312 a favore, 176 contro. Intanto è chiaro, e lo dichiara, che Renzi punta forte sulle Olimpiadi in Italia, Roma e non solo. Anche come Grande Opera da intestarsi.

Nel frattempo il Romanzo Quirinale, post e pre Apocalisse Romana, riprende in pieno la sua corsa con le due ore di incontro di lunedì 16 a Palazzo Chigi tra il Presidente del Consiglio ed il suo predecessore Romano Prodi. Ucraina e crisi economica, ufficialmente, i temi dell’incontro. Ma ben altro c’è sotto, ed è chiaro. Reazioni conseguenti. «Il Partito Democratico sceglierà un nome al proprio interno che possa essere riconosciuto dagli altri, cui lo sottoporremo», così il Ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, nel salotto di Porta a Porta. Tutto passa, e Bruno Vespa rimane, anzi rilancia e cresce, e sarebbe sempre lì fossero pure al Governo ed alla guida della Rai i comunisti ortodossi di Marco Rizzo o i fascisti del nuovo millennio di Casa Pound. E allora, magari, insediare lui come prossimo Capo dello Stato potrebbe essere una soluzione che metterebbe tutti d’accordo.

(Se poi, eventualmente, scopriamo ancora una volta che la realtà supera l’immaginazione, decliniamo ogni responsabilità).

 

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