Australia: cittadinanza e terrorismo

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Sydney – In Australia prosegue il dibattito riguardo l’attrattiva che lo Stato Islamico (IS) esercita nel Paese, causa del primo attentato terroristico di matrice islamica della storia australiana, di numerosi tentativi di emularlo e, oramai da più di un anno, alla base di un costante flusso di giovani e di adolescenti che tentano di lasciare l’Australia per raggiungere le postazioni dell’IS in Iraq e Siria.
Il Governo conservatore di coalizione, guidato dal Premier Tony Abbott, è corso ai ripari da tempo, con un rafforzamento dei poteri della Polizia e con maggiore libertà ai servizi segreti australiani, al fine di prevenire e, in caso, bloccare tempestivamente nuovi potenziali atti di terrorismo. Un’ulteriore misura, presentata alla fine del maggio scorso, è quella che dà al Ministro dell’Immigrazione, Peter Dutton, il potere di cancellare la cittadinanza australiana a quei combattenti che ne posseggano almeno unaltra, su consiglio dell’intelligence australiana.
Altre misure sul tavolo, ancora più controverse, sono un aumento delle pene per coloro che vanno a combattere insieme all’IS o ad altre organizzazioni ad esso affiliate, l’esilio perenne dall’Australia per coloro che sono coinvolti in questo tipo di attività, la rimozione di alcuni diritti fondamentali di chi è cittadino della nazione, quali il diritto di voto o di assistenza all’estero e, probabilmente, la proposta più dibattuta fra tutte, ovvero quella di cancellare la cittadinanza per quelle persone che avrebbero la concreta possibilità di ottenere la cittadinanza di un altro Paese ad alto rischio sotto il profilo terroristico.

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