Emergenza idrica: l’India pensa al river-linking


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La recente decisione di riprendere in mano i progetti di river-linking, ovvero il congiungimento di corsi d’acqua diversi per migliorare il sistema di irrigazione e generare energia, manifesta un crescente interesse del Governo indiano nell’affrontare le problematiche della scarsità e della gestione delle risorse idriche nazionali.
E’ previsto, infatti, che l’India diventi un Paese a scarsa disponibilità idrica entro il 2025 a causa del forte divario tra domanda e offerta; secondo la Banca Mondiale, la richiesta di acqua per uso industriale, produzione di energia e altri utilizzi dovrebbe crescere da 67 miliardi di metri cubi a 228 entro i prossimi 10 anni. 
Il neonato progetto di congiungere i fiumi Manas, Sankosh, Teesta e Ganga nelle regioni di Assam, Bengali ovest e Bihar, segue il più ampio piano, approvato a inizio secolo e non ancora completato, di congiungere 30 fiumi, 16 nella zona peninsulare e 14 nelle regioni dell’Himalaya, e trasferire così circa 170 miliardi di metri cubi d’acqua. L’idea di congiungere dei corsi d’acqua fu discussa infatti per la prima volta dall’ex Primo Ministro Atal Bihari Vajpayee e dal suo Bharatiya Janata Party
già un decennio fa.

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