'Renzismo' oltre la Leopolda

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La Leopolda è un evento politico-movimentista nato nel 2010 con l’intenzione di coinvolgere la società civile dal basso. Il suo obiettivo è quello di proporre una rappresentanza alternativa rispetto a una tradizionale ‘sinistra’, mosaico composto da anime eterogenee ‘bersaniani’, ‘dalemiani’, ‘veltroniani’, ‘franceschiniani’.
È stata, ed è tuttora, una straordinaria avventura che, tra alti e bassi, ha cambiato il ‘fare civile’ del Pd nazionale. Si è anche trasformata nella forza trainante l’ascesa di Renzi perdendo, forse un po’, lo smalto e lo splendore che caratterizzava la sua locomotiva.
Sul passato, presente e futuro della Leopolda, e sulle ceneri del  rinnovamento di un centro sinistra italiano sempre più frantumato, ne abbiamo parlato con Dario Borriello e Romana Ranucci, che hanno studiato la genealogia politica della manifestazione renziana e la sua evoluzione istituzionale.
Nel ‘Diario di viaggio di una nuova generazione politica‘, la Leopolda è descritta come un sogno divenuto realtà alimentando le speranze di una fetta di società che, in parte, sono state tradotte in atti concreti. “La Leopolda dal primo anno fino al 2013 è stato un crescendo”, dice Dario Borriello. “Consapevolezza dei problemi del paese, grande volontà di soluzione, se hai una soluzione vieni a proporla, noi ti ascoltiamo”, questo è stato il trinomio di un messaggio vincente.
Se da un lato la Leopolda è ancora oggi un trionfale laboratorio sperimentale di idee e proposte perché è riuscita a liberare il centro sinistra (o quel che rimane) dal giogo dell’eterna perdente, dall’altro lato ha fatto molto discutere poiché ha portato a galla le crepe interne al partito.

Giuseppe Civati