Santa Alleanza asiatica

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Bangkok – Vietnam e Giappone si sono ritrovati – in tempi recenti – ‘amici’ un po’ per forza di cose, sebbene la compartecipazione delle relazioni sia stata ampiamente strutturata e vicendevolmente ‘costruita’, se così si può dire. Le due nazioni si sono trovate spesso su sponde differenti, ad esempio durante la seconda guerra mondiale, nel corso della quale il Giappone commise danni e perpetrò violenze che ancor oggi vengono vissute come ferite laceranti e profonde dai Paesi che le subirono, Vietnam compreso; i due Paesi si ritrovarono su sponde differenti anche nel corso della guerra che finì col condurre l’America sul suolo vietnamita, dove tutto era cominciato con il solo dispiegamento di ‘consiglieri’, poi via via sostituiti da ampi apporti di marines e di forze dell’esercito degli Stati Uniti. Giappone e Stati Uniti sono ormai da considerarsi Paesi “amici” da lungo tempo: di fatto dalla fine della seconda guerra mondiale si è costruita un’alleanza che ancor oggi caratterizza le sponde che si affacciano sull’Oceano Pacifico. Il Vietnam è parecchio cambiato, si è fortemente evoluto da quei tempi: della presenza “rossa” nella società e nella vita economica del Paese è rimasto via via sempre meno, fino a giungere allo scenario attuale, dove si constata il forte sviluppo – a marce forzate, si potrebbe dire – che consente al Paese di competere alla pari nella produzione del riso con la Thailandia. Tanto da assumere un ruolo di rilievo nella strutturazione dell’ASEAN e nel corso della sua trasformazione da semplice ‘cartello’ di Paesi che si sostengono dal punto di vista commerciale ed economico fino a giungere al quadro attuale, nel quale si sta edificando una vera e propria Unione degli Stati del Sud Est Asiatico. Il Vietnam è Nazione sempre più appetita da parte delle ‘major’ e delle multinazionali che cercano manodopera tranquilla, che non costi troppo e che sia dotata di infrastrutture (porti e vie di comunicazione stradale soprattutto) per poter veicolare i manufatti e i prodotti che verranno poi venduti in tutto il mondo. La politica dei dazi doganali, infine, ha reso ancor più attraente l’investimento in Vietnam, l’esportazione di prodotti (una specie di ‘porta d’ingresso’ per l’ASEAN) e il fare business.

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