CIA: l’importanza di uccidere i leader dell’ISIS

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di Jassim Mohamed, Beirut – L’ISIS si trova a organizzare delle operazioni volte a eliminare alcuni dei suoi membri e leader di seconda o terza linea. Tuttavia, come previsto dalla CIA, l’organizzazione continua a essere attiva nonostante la sua regressione: ha messo in atto una nuova politica contro i dissidenti basata su azioni di sorveglianza e indagini per tenerli sotto controllo. Ciò in seguito alla sparizione di alcuni elementi dell’organizzazione in Siria e in Iraq, operazioni di liquidazione che hanno portato a un clima di preoccupazione, favorendo l’insorgere di una mancanza di fiducia al suo interno. Ciò soprattutto dopo l’abbandono da parte di numerosi membri, forse anche di qualche leader, e la loro fuga attraverso la Turchia.

Nonostante la sua debolezza, l’organizzazione ha portato avanti con successo la sua espansione dopo l’invasione del Mosul nel mese di giugno 2015 e l’uccisione di Hajj al-Bakr, la seconda persona più importante dell’organizzazione, continuando a superare i colpi inferti delle alleanze occidentali. A essere presi di mira sono forse i cosiddetti leader di terza linea, cosa che potrebbe cambiare le carte in tavola per l’intelligence americana che continua a preoccuparsi della mancanza di informazioni sulla leadership dell’ISIS. Si potrebbe affermare, ma è forse un’esagerazione, che questo rimane per la direzione americana tra i suoi obiettivi principali.

Di seguito alcune tra le più importanti operazioni di soppressione ai danni di membri dell’organizzazione:

  • Il portavoce americano annuncia nel mese di luglio che il capo dell’organizzazione Ansar Al-Shariyya, conosciuto con il nome di Abu Iyad, è rimasto ucciso durante un’incursione aerea volta a colpire l’algerino Mukhtar Belmukhtar in territorio libanese nel mese di giugno.
  • Due leader militari dell’ISIS a Deir az-Zour in Siria sono fuggiti in Turchia il 5 luglio attraverso zone poste sotto il controllo dell’organizzazione Jabhat al-Nusra. I due dissidenti, secondo fonti vicine all’organizzazione, sarebbero Omar al-Naklawi Abu Mahmud, da due anni a capo del gruppo Jund al-Rahma, e Omar al Hadawi, il leader legittimo, avanzato in seguito all’interno dell’organizzazione.
  • Il giornale britannico ‘Daily Mail‘ e i giornali iracheni hanno reso noto il 3 luglio che il capo dell’organizzazione Abu Bakr al-Baghdadi ha giustiziato 30 leader che avevano progettato il suo assassinio un mese prima, rivelando inoltre che tra loro vi erano cinque leader del consiglio della shurà. Tra i leader giustiziati alcuni siriani, altri provenienti dal nord Africa, dallo Yemen, Kuwait e Cecenia.
  • Il ministero della Difesa americano ha annunciato il 22 giugno l’uccisione del leader dell’ISIS Tariq bin al-Tahar al-Harzi durante una precedente incursione aerea sulla città di Mosul, nel nord dell’Iraq. Al-Harzi era responsabile del reclutamento di combattenti in nord Africa e a capo dei combattimenti in Siria e Iraq.
  • A metà maggio 2015 il Pentagono ha annunciato che il comando di forze speciali ha portato a compimento l’assassinio del leader Abu Sayyaf attraverso un raid aereo partito dall’Iraq. Si tratta della prima operazione speciale effettuata dagli Stati Uniti senza preavviso in territorio siriano.
  • Fonti dell’intelligence curda parlano di informazioni trapelate attraverso i social network circa la fuga del leader Dayshi Suwudi dopo l’inasprimento dei contrasti tra i membri dell’organizzazione che hanno portato al fallito colpo di stato ai danni di al-Baghdadi. Citando il portavoce del partito democratico curdo Sayed Mamuzini: «l’ISIS ha nominato un nuovo capo per l’area di Mosul, un francese di nome Abd al-Rahman al-Faransi, vicino ad al-Baghdadi, scatenando polemiche tra i membri dell’organizzazione di nazionalità araba».

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