Kurdistan: distrutti i villaggi, non la nostra tenacia

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L’intervento militare turco contro Isis e milizie curde del PKK non ha reso le cose più semplici dalle parti di Erbil, dove i peshmerga garantiscono da mesi una sorta di cerniera impermeabile dinanzi all’avanzata di Daesh. “Necessitiamo di maggiori aiuti militari e umanitari“, è l’appello di Rezan Kader, Alto Rappresentante del Governo Regionale del Kurdistan in Italia.

La sua storia personale è di quelle che hanno molto da raccontare. Nata da una famiglia di combattenti, politici e intellettuali, Rezan Kader ha imparato sin da giovane a essere attiva nella difesa dei diritti del popolo kurdo. “Facevo parte dei movimenti studenteschi poi, a causa della persecuzione applicata dal regime Baath contro il popolo kurdo, e dopo essere stata detenuta in carcere, sono stata costretta a lasciare la mia patria”, racconta. Nel 1982 arriva in Italia dove, due anni dopo, diventa rappresentante delle donne kurde: “Ho svolto sin da subito un’intensa attività politica per far sentire pacificamente la voce del mio popolo al popolo italiano, e ottenere, quindi, un supporto”.

Dopo aver ottenuto asilo politico in Francia, nel 1988 torna in Italia e si dedica totalmente all’attività di informazione sulla drammatica situazione esistente nella regione del Kurdistan. “Chiaramente, non è stato facile”, sottolinea l’Alto rappresentante. “Ero una ragazza molto giovane, che ha toccato con mano e con il sangue dei miei parenti questa dura realtà, fatta di persecuzioni e violenze solo per l’appartenenza a un determinato gruppo etnico”. Insomma, non una ragazza andata all’estero come tanti giovani per fare un’esperienza di studio: “Sono dovuta andar via perché rischiavo la mia vita”.  

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