I prefetti vogliono chiarezza

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L’emergenza immigrati e le proteste delle ultime settimane hanno fatto emergere un problema praticamente sottaciuto, fino a non molto tempo fa, all’opinione pubblica: le difficoltà delle prefetti a lavorare con organici sottodimensionati.

Alcuni prefetti lamentano il non riuscire a garantire la sicurezza quotidiana ai cittadini, in quanto sottoposti a carichi di lavoro estenuanti. Altri cercano semplicemente di capire quali saranno i nuovi indirizzi operativi stabiliti dal governo e dal Ministero senza togliere nulla al rapporto di fiducia che li lega.

La scarsa attenzione da parte della politica nei confronti del lavoro delle Prefetture grava soprattutto sui cittadini che vivono sulla propria pelle i disagi e le inefficienze dovute alla mancata riorganizzazione del personale secondo criteri di efficienza.

La richiesta di maggiore chiarezza sui criteri giuridici  è stata tra le ragioni scatenanti del rimbalzo ‘mediatico’ di una ‘rivolta dei prefetti‘ che, stando al vice presidente del SI.N.PRE.F. (Associazione Sindacale dei Funzionari Prefettizi), in realtà non c’è mai stata. C’è stato invece il richiamo a una responsabilità interministeriale nel garantire risposte concrete ai problemi della sicurezza pubblica. Da diversi anni i prefetti chiedono una migliore rimodulazione del lavoro sul territorio nell’interesse delle comunità e a svantaggio delle organizzazioni malavitose.

Molto netta è la posizione di Paola Saraceni, responsabile generale dello Snadip Cisal (Sindacato Nazionale Autonomo Dirigenti Prefettizi): si tratta di una “mera operazione di tagli per recuperare i soldi, scaricando sui cittadini il disagi con conseguente allontanamento dello Stato dalla periferie”. Un provvedimento che completerebbe, secondo Saraceni, la chiusura degli uffici giudiziari e dei commissariati di Polizia, “una desertificazione che giova a chi considera lo Stato come un peso”.

I toni sono subito smorzati da Maria Rosaria Ingenito Gargano, vice prefetto del Ministero dell’Interno e Segretario Nazionale di Unadir, sindacato dei funzionari prefettizi. Il vice prefetto del Ministero dell’Interno crede nella possibilità che questo decreto possa essere migliorativo, pur riconoscendo che tutti i problemi segnalati dal Prefetto di Lecce Palomba, segretario del Sinpref, non possono essere negati.

L’accorpamento ipotizzato da Matteo Renzi porterebbe all’accorpamento di ben 180 prefetture complessive e la riduzione a 70, con diminuzione dei carichi di spesa: un drastico ridimensionamento che potrebbe generare problemi di sicurezza pubblica, anche alla luce degli organici sottodimensionati con cui le Prefetture lavorano ogni giorno e con cui fanno fronte anche all’emergenza immigrati. “È vero, alcune Prefetture risultano sottodimensionate, ma la carenza del personale non è un dato asettico, bensì si inserisce in un contesto in continua evoluzione”.

Il ridimensionamento delle prefetture rientra in una cornice legislativa più ampia, non solo riferita alla riorganizzazione delle altre forze di polizia, ma è riferito anche a un altro decreto, quello sugli Enti locali e sulle città metropolitane.

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