Galantino: politica superi particolarismi

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A Roma è polemica aspra dopo lo sfarzoso funerale del capo clan Vittorio Casamonica, ci si interroga su chi abbia concesso i permessi: dall’opposizione si chiedono spiegazioni a Comune e ministero dell’Interno, tutto l’arco politico è indignato, ma il prefetto Franco Gabrielli difende l’operato della Capitale. Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, è il giorno di monsignor Nunzio Galantino, tanto atteso dopo la rinuncia all’incontro commemorativo su Alcide De Gasperi di pochi giorni fa in provincia di Trento: l’invito è alla Chiesa di rinnovarsi, alla politica di ritrovare progettualità. Migrazioni, la Lega Nord denuncia lo sfruttamento di rifugiati alla festa dell’Unità. Sondaggi Ixe Agorà, per due italiani su tre il Governo arriverà a fine legislatura, i principali interventi dovrebbero concentrarsi invece su abbassamento delle tasse e lotta all’evasione fiscale.

«Questi signori non hanno chiesto il permesso a nessuno, il loro corteo non era autorizzato, siamo intervenuti a corteo iniziato con le autorità di pubblica sicurezza». Il vicesindaco di Roma Marco Causi scarica ogni responsabilità del Comune sulle celebrazioni funebri per Vittorio Casamonica, boss dell’omonimo clan. Anche la Chiesa allontana le colpe: «Le istituzioni sarebbero dovute intervenire subito e aiutare il parroco a prevenire lo show del corteo funebre. Nel codice mafioso è una glorificazione del defunto, un brutto segnale», dichiara Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale. «Quello che è avvenuto, che avrebbe visto il personale della polizia locale di Roma impegnato ad agevolare il funerale del capofamiglia di un noto clan romano, getta nell’imbarazzo tutti i dipendenti capitolini», commenta il coordinatore romano dell’Ugl polizia locale Marco Milani, «ci si dovrebbe interrogare su chi e perché abbia deciso di ‘comandare’ ai vigili quel servizio». Per il prefetto di Roma Franco Gabrielli «è accaduta una cosa grave, sono stati fatti errori, ma Roma non è connivente. Solo il questore poteva dare prescrizioni sulla cerimonia, ma non è arrivata nessuna segnalazione in tempo utile». Mistero anche sull’elicottero decollato da vicino Napoli per gettare petali di rosa, l’Enac precisa che «non è stata data alcuna autorizzazione al volo o sorvolo» e la licenza del pilota ai comandi è stata sospesa.

Duri attacchi dalle opposizioni, i componenti del MoVimento 5 Stelle della commissione Antimafia parlano di «insulto a tutti i cittadini onesti di Roma e d’Italia» e di «ferita profonda nella coscienza degli onesti». La domanda è cosa farà Angelino Alfano: «riferirà in aula o dirà ancora che non c’è mafia e non ci sono infiltrazioni?», mentre il sindaco Ignazio Marino «potrebbe avere un sussulto di dignità e dimettersi dal momento che non sa mai nulla di cosa accade nella sua città, nemmeno di un elicottero che gira lanciando petali di rosa». Stessi imputati sul banco di accusa di Maurizio Bianconi di Forza Italia, «chi era preposto all’ordine pubblico mentre fuori sfilavano carrozza e cavalli? I quesiti a cui devono rispondere Alfano e Marino sono molteplici. Ci auguriamo che non si dia inizio a uno scaricabarile per non far risultare nessuno colpevole». Preoccupazione anche nel Partito Democratico, Rosy Bindi evidenzia la «risposta a quanti in questi mesi hanno parlato di esagerazioni o addirittura negato la presenza della mafia nella Capitale. È l’ennesimo sfregio a Roma e una ferita grave per l’Italia». Dario Ginefra invoca un’indagine per «verificare ogni eventuale responsabilità» e «immediati provvedimenti per rimediare a questo vero e proprio danno all’immagine del Paese».

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