Olimpiadi e diplomazia: più falli che fair play

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Finché tra i due litiganti gode il terzo, è ancora normale. Se però i litiganti diventano quattro e ad uscirne vincitori sono altri due, allora significa che nel campo dei primi si è seriamente sbagliato qualcosa. Eppure, questo è quanto rischia di accadere con l’assegnazione della sede delle Olimpiadi del 2024. In breve: l’Europa marcia separata anche nella diplomazia dello sport. Dal ‘tutti per uno’ ad ‘ognuno per fatti suoi’. Con il serio rischio che ad aggiudicarsi la partita siano giocatori più allenati a fare squadra.

D’altronde, è pur sempre di Europa che si tratta, e la tendenza del Vecchio Continente a privilegiare l’interesse nazionale (chi vince porta a casa due punti PIL, miliardo più miliardo meno) sulla necessità di fare squadra – e mica solo nello sport – non è esattamente una notizia. Dalla crisi greca alle sanzioni alla Russia, dal dramma dell’immigrazione alla tutela dei cristiani nel mondo, sono tanti i dossier diplomatici che hanno segnato più spaccature e divisioni che strategie ad una voce sola.

Per la corsa ai Giochi Olimpici del 2024 di buono c’è che al momento della decisione ancora manca parecchio. E, quindi, non tutto è perduto dal momento che la decisione finale di assegnazione della città ospitante avverrà solo nel corso della 127ma sessione straordinaria del Cio (Comitato olimpico internazionale) che si terrà a Lima, in Perù, a settembre del 2017: un’eternità, se la vediamo in termini politici.

Il termine ultimo per presentare le candidature è il 15 settembre di quest’anno. Ad oggi la situazione è la seguente: ufficialmente in corsa risultano quattro capitali europee: Amburgo, Budapest, Parigi e Roma. In aggiunta ad una città a stelle e strisce (verosimilmente Los Angeles) e alla conferma di qualche giorno fa da parte della capitale canadese Toronto. Nonostante un ormai corposo elenco di candidature ritirate in corsa (tra le altre Dubai, Madrid, e Lima), c’è ancora attesa per l’ingresso di possibili altre pretendenti: assai probabili la comparsa di una candidatura di bandiera per l’Africa (corsa a tre CasablancaDurbanNairobi) ed un colpo di coda orientale (Doha, Baku, Istanbul o addirittura San Pietroburgo).

Allo stato attuale delle cose, appare evidente come quella europea rappresenti la variabile decisiva. Roma ha buone chance per spuntarla, dal momento che la capitale italiana non ospita i Giochi olimpici dal 1960. Breve parentesi storica: va ricordato che la città si era già candidata per le Olimpiadi del 2004 dove arrivò seconda ad Atene. Mentre la candidatura per le Olimpiadi del 2020, considerata molto forte per il numero di strutture già esistenti nella capitale italiana, fu ritirata dal governo di Mario Monti a causa di una valutazione sfavorevole dei costi-benefici. Ma questa volta l’Italia ci crede: il premier Matteo Renzi ha più volte ribadito il sostegno alla candidatura, ed il ministero degli Esteri è sceso in campo a supporto della candidatura dattraverso il network delle ambasciate italiane nel mondo.

Adesso a Roma toccherà vedersela con le rivali europee. Partiamo da Budapest, che ha già inviato una lettera al presidente del Cio. Vero che l’Ungheria non ha mai organizzato un’Olimpiade, ma questa candidatura ha un forte significato simbolico dal momento che se la capitale ungherese dovesse farcela romperebbe il monopolio dei Paesi più ricchi e grandi, così come già in passato è accaduto con Anversa, Stoccolma e Helsinki.

Anche Amburgo ha la sua carta: «Olimpiadi compatte, verdi e sostenibili», è questa la proposta con cui la città tedesca è uscita allo scoperto promettendo poco inquinamento, centro città chiuso al traffico e una candidatura low cost (per ora 10 milioni, ma potrebbero salire a 50). Possibilità di riuscita? Intanto è riuscita a battere la sfidante interna Berlino. Ma va aggiunto che il presidente del Cio, Thomas Bach, è un tedesco e che questo, forse, potrebbe rappresentare  uno svantaggio.

Amburgo