Somalia: guerra internazionale per il petrolio

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KampalaLa Somalia è un Paese non ancora uscito dalla guerra civile iniziata nel 1991, con istituzioni e apparato amministrativo da ricostruire, un Governo fragilissimo che si basa su complicati quanto precari equilibri tra vari clan e la presenza delle truppe africane della missione militare dell’Unione Africana AMISOM sotto comando dell’Uganda. Sono le truppe AMISOM che assicurano la difesa del territorio, la prevenzione degli attentati terroristici,  la liberazione dei territori ancora sotto controllo del gruppo islamico Al-Shabaab, l’addestramento di esercito e polizia somale.
La ricostruzione del Paese e della sua economia è ancora timida e allo stadio larvale nonostante che molti imprenditori somali della diaspora sono ritornati dall’Europa, Stati Uniti e Canada evidenziando la loro fiducia sulla pace e il ritorno alla normalità. La Somalia, per la maggioranza semi arida escluso la valle di Juba e il sud del Paese, detiene nelle sue acque territoriali immensi giacimenti di petrolio e gas naturale. Erano stati scoperti verso la fine degli anni Ottanta dal regime di Siad Barre ma la guerra civile che scoppiò nel 1990 – 1991 per deporlo e l’immediata involuzione in guerra clanica, impedì le operazioni di esplorazione, preludio alle attività di estrazione e sfruttamento degli idrocarburi. Solo ora, a distanza di 23 anni, si intravvede la possibilità di attivare l’industria petrolifera.
Non esistono stime esatte sulla quantità delle riserve per mancanza di dati disponibili ma tutti i geologi e le multinazionali petrolifere concordano che le acque territoriali somale custodiscano riserve importanti capaci di accelerare il processo di ricostruzione, finanziare i sistemi educativo e sanitario e la difesa del Paese. E’ questa possibilità che è oggetto di attento scrutinio da parte delle Nazioni Unite e associazioni internazionali come CorpWatch e Global Witness, due organizzazioni che monitorano le attività delle multinazionali a livello mondiale. Se le associazioni internazionali sono preoccupate ad assicurarsi che la manna petrolifera sia utilizzata per il bene della popolazione, le Nazioni Unite dovrebbero essere attente ad evitare che i giacimenti di idrocarburi si trasformino in una ulteriore fonte di instabilità con il rischio che lo strategico Paese del Corno d’Africa ritorni ad una guerra generalizzata tra i clan quando ora si intravvedono possibilità concrete di pace. È di vitale importanza per la stabilità del Governo somalo e della regione iniziare con il piede giusto l’avventura dell’oro nero, assicurando trasparenza, contratti convenienti e saggio utilizzo dei profitti.

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