Yemen: il ritorno del Wahhabismo

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Beirut – Con l’Arabia Saudita e i Paesi GCC impegnati nella distruzione dello Yemen tramite invasione da terra e raid aerei, ci siamo quasi dimenticati che dietro le ombre del regno del petrolio sono in attesa le legioni del radicalismo, pronte a colpire.
E dal momento che lo Yemen ora è in caduta libera, isolato e denigrato dalla comunità internazionale poiché il popolo non riesce a nascondere gli incentivi politici e finanziari dell’Arabia Saudita, i radicali di Al Qaeda e dell’ISIS sono tornati nelle terre di Sheba, bombe alla mano e bava alla bocca.
Mentre la battaglia yemenita contro il radicalismo wahhabista rimane in disparte – Al Qaeda ha avuto un appoggio nel sud dell’Arabia per oltre un decennio – il tempismo e le preferenze geografiche dei militanti del terrore sono in qualche modo preoccupanti, perché sembrano non solo ricalcare l’avanzata dell’Arabia Saudita nel Paese, ma condividono la strategia militare del regno contro i movimenti di Resistenza.
Per coloro che ancora se lo chiedono, lo Yemen sta rapidamente diventando la nuova Siriaalmeno per quanto riguarda il radicalismo ispirato al Wahhabismo. Tenendo a mente che gli ufficiali superiori USA sono stati in grado di razionalizzare il supporto di Washington dei cosiddetti ‘moderati’ in Siria come parte di una strategia concertata contro il Presidente Bashar Al Assad, ci si può chiedere quali ‘scuse’ saranno usate dal regno per facilitare la caduta dello Yemen indipendente.
In questa peculiare circostanza, e come gli analisti hanno così candidamente condiviso, le attività di Al Qaeda in Yemen non sono esattamente una grande preoccupazione. Ibahim Fraihat, membro del Brookings Doha Center, la mette in questo modo: “Gli Huti sono una priorità maggiore“.

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