Uccidere il padre: ciao, Pietro Ingrao

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Parlare, e scrivere, di Pietro Ingrao all’indomani della sua scomparsa è un dovere politico e umano, prima ancora di essere atto dovuto a una persona per bene, un intellettuale di grande spessore, un compagno di strada prezioso per tanti uomini e donne di sinistra.

È difficile quando, a più di cent’anni, muore uno come lui, liberarsi facilmente dei luoghi comuni e delle frasi fatte che puntualmente affiorano: ‘si chiude un’epoca’, ‘se ne va l’ultimo comunista’, ‘siamo tutti più soli e senza guida’.

Un’amica ha scritto una frase che mi ha colpito: “E ora? Sempre più verso una società senza padri”. Quanta drammatica verità, in questo pensiero secco come una freccia.

E allora partiamo da qui, per il nostro personale saluto a Pietro Ingrao.

Quanti, e quali, sono stati i ‘padri‘, i punti di riferimento indiscussi per la generazione che, dagli anni Sessanta al 2000, ha costruito l’Italia che abbiamo davanti agli occhi?  Non molti, in verità, e quasi tutti collocati a sinistra. Penso a Palmiro Togliatti, a Enrico Berlinguer, a Pietro Nenni, a Sandro Pertini. Alcide De Gasperi è figura paterna, ma per il centro. Anche Aldo Moro lo è, ma soprattutto in seguito alla tragica fine che ha contribuito a idealizzarne la figura politica. A destra, purtroppo, un vuoto tanto clamoroso da costringere il 50% degli italiani ad acclamare premier un Silvio Berlusconi, e a far affiggere ancora oggi manifesti con lo sguardo penetrante di Giorgio Almirante.

Chi sia stato in termini strettamente politici Pietro Ingrao per la sinistra italiana e per l’Italia tutta lo diranno molto meglio di me giornalisti e analisti di sicuro valore. Dal punto di vista simbolico, egli ha sintetizzato, incarnandolo in modo davvero mirabile, il modo di essere di sinistra più romantico e puro mai apparso sulla scena italiana, e forse europea: l’ideologo del dissenso verso qualsiasi proposta che rischiasse il deragliamento dal principio comunista, inteso nella sua forma salvifica, taumaturgica di tutti i mali generati dalla società capitalistica.

Aldo Moro