Quali le strategie per Bernie Sanders?

C’è rabbia nell’establishment politico che ha superato la corsa presidenziale repubblicana, incarnata nella candidatura di Donald J. Trump ed esiste la corsa a prendere il consenso anche dell’elettorato democratico, cercando di alimentare così la popolarità di Bernie Sanders, ispirando le sfide liberali a candidati al Congresso del partito che vi era in passato e stimolando l’attivismo sulle cause del salario minimo per l’oleodotto di Keystone XL.

Da nessuna parte della società vi è stato il malcontento verso la sinistra americana – che ha reso gli obiettivi di banche, miliardari e sostenitori dello status quo – e ciò si è rivelato più evidente della notizia della scorsa settimana che il signor Sanders, autodefinitosi un socialista democratico, ha avuto il suo crowdfunding, ossia la raccolta di fondi, tramite la sua campagna elettorale, quasi veloce e sostanziosa come quella di Hillary Rodham Clinton.

Interviste con tre dozzine di leader chiave politici dei Democratici, un mix di elettori, indecisi tra chi sostenere fra Sanders e Clinton, hanno messo a nudo un senso di disperazione per le risposte e i fatti che spesso hanno ricevuto dai loro leader su gravi problemi come la disparità di reddito e la violenza armata. E’ l’arma della frustrazione che il signor Sanders, un senatore del Vermont, e altri candidati progressisti, stanno canalizzando e sfruttando e che la signora Clinton ha affrontato con crescente passione, come quando ha risposto alla strage di giovedì in un college Oregon dicendo che l’attentatore era “solo stufo di questo mondo che non gli dava una risposta

(tratto dalla sezione ‘Video U.S.  & Politics’ del sito di ‘The New York Times’)

 

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