Migranti economici: pugno duro UE sui rimpatri

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La politica europea sul rimpatrio dei migranti economici sarà al centro del Consiglio Ue degli Affari Interni di oggi, mentre sarà rinviata l’adozione di una lista deiPaesi di origine sicuri’ perchè non c’è accordo sull’inserimento della Turchia.
A Lussemburgo i 28 ministri degli Interni  sottolineeranno la necessità di compiere maggiori sforzi  sull’allontanamento dei migranti che non hanno diritto alla protezione internazionale, di coinvolgere maggiormente Frontex in tutte le  attività e di rafforzare la cooperazione con i Paesi di origine e transito.

Nei giorni scorsi il quotidiano britannico ‘The Times’ aveva anticipato che il Consiglio avrebbe discusso un piano in forza del quale oltre 400.000 migranti entrati nell’Unione europea nei primi sei mesi del 2015 e la cui richiesta di asilo è stata respinta saranno espulsi e rimpatriati nei loro Paesi d’origine entro le prossime settimane, le fonti ufficiali hanno smentito, e nella bozza del documento finale del Consiglio circolata ieri non c’è traccia di questi numeri, né della possibilità che, in caso di rifiuto dei Paesi d’origine, si ricorra alla ‘minaccia’ di ritirare aiuti o respingere richieste di visti a quei Paesi, come il Niger e l’Eritrea, che rifiuteranno di riprendersi i loro migranti economici.
Dichiarazioni ufficiali a parte, a sfogliare la bozza e a sentire le dichiarazioni dei funzionari UE circolate ieri, la sostanza viene, in grandi linee, confermata.

Numeri dei rimpatri

Il numero di rimpatri di migranti economici che saranno effettuati dai prossimi mesi dipenderà dall’efficacia delle azioni messe in atto dagli Stati membri, «non c’è nessuna cifra» su quanti saranno rimpatriati nel prossimo periodo, ha detto la portavoce Mina Andreeva. L’auspicio è che la direttiva comunitaria sui rimpatri del  2009 sia applicata «in modo coerente ed efficiente per garantire  standard di esecuzione elevati e uniformi e mantenere un alto livello  di fiducia reciproca tra gli Stati membri». Il Consiglio inviterà inoltre la Commissione a valutare il funzionamento e l’attuazione  della direttiva. Gli Stati membri, si sottolinea nella bozza di conclusioni, devono «sistematicamente emettere decisioni di rimpatrio, adottare tutte le misure necessarie per la loro esecuzione e fornire risorse adeguate, anche in termini di dotazioni finanziarie e di  personale, per consentire l’identificazione e il rimpatrio di  cittadini di Paesi terzi in situazione di soggiorno irregolare». Per  questo occorre adottare «tutti i provvedimenti» che garantiscano il  rimpatrio effettivo dei migranti irregolari, compreso «il ricorso al  trattenimento come misura legittima di ultima istanza», fra cui anche  la detenzione prima dell’allontanamento -esattamente come anticipato da ‘The Times’- per «garantire la presenza  fisica dei migranti irregolari destinati al rimpatrio».

I numeri anticipati dal quotidiano inglese potrebbero trovare un qualche fondamento nei dati rimessi da Eurostat sul pregresso e sulle richiesta d’asilo già rifiutate nei primi mesi 2015. Nel 2014 sono stati 470mila gli ordini di espulsione. Di questi, solo il 40% (circa 188mila) quelli eseguiti, non ultimo perché molti dei richiedenti che si vedono respinta la richiesta d’asilo si rendono irreperibili (da qui la detenzione preventiva che il Consiglio di oggi dovrebbe approvare). Per il 2014 Eurostat registra 192.445 rimpatri condotti in Ue (gli ordini di espulsione possono essere anche di anni precedenti). Le richieste di asilo rigettate definitivamente (in appello) nel 2014 sono state oltre 108mila. Le richieste che hanno visto risposta negativa in prima istanza da gennaio a giugno 2015 sono state quasi 130mila (richiedenti che possono ricorrere in appello).

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