Roma: un Sindaco che magari …

Praticamente chiusa la sindacatura Marino (abbiamo anticipato le dimissioni del Sindaco Ignazio Marino ieri alle 18,30 nell’intervento di Gabriele Della Rovere di ieri), resta un senso di amarezza. Una città che non sa più come risollevarsi, tant’è mal frequentata.
Per intenderci, gli spudorati contestatori di ieri pomeriggio, sono gli stessi che hanno malissimo governato nel famigerato quinquennio di Gianni Alemanno. Ora fanno i fratelli d’Italia, prima erano cugini deinoantri‘. Dopo il giusto tracollo dello sfacciato Sindaco di Bari, costoro erano in rotta da tutte le parti. Ieri si poteva addirittura ascoltare una personalità del calibro di Lavinia Mennuni (politologa di chiara fama) all’atto di pontificare sui massimi sistemi.
Siamo al ribaltone, o meglio, al ribaldone: vince la miglior faccia di tolla.
Le cosiddette destre affaristriche e finto-movimentiste, unite a Matteo Salvini e a Casa Pound, sognano di riprendersi la refurtiva.
In realtà non c’è granché da sperare. L’umore dei romani  -corresponsabili del degrado cittadino quanto e più dei peggiori dieci Assessori della storia capitolina- è ancora più iracondo e coatto del solito. Per via di una antropologica frattura col mondo reale, costoro blaterano su tutto e su niente, fornendo quotidianamente ogni bar di cifre e di aneddoti falsi, in un vortice di populismo, scemenza e diffamazione pura; a sera gli stessi rientrano a casa dopo aver inquinato Roma di rifiuti mescolati, cicche, cartacce e volgarità.

In questo quadro assai fosco, con un centro-destra impresentabile e incommentabile, con un Partito Democratico che a Roma si è cantato da solo uno stonatissimoDe profundis’, con una Sel che non perverrà come al solito e con una lista Marchini che non ha forza sufficiente per trasformare il personalismo in consensoper i Cinquestelle si è aperta un’autostrada a sei corsie.
Basterebbe presentare un candidato onestissimo, autorevole, abbastanza conosciuto e fuori dei ridicoli schemi para-ideologici, per vincere a mani basse.
Basterebbe garantire delle primarie un po’ più attendibili di una tombolata. Una decisione, insomma, se non dai vertici (quali?), almeno da un piano alto: un direttorio che vagliasse seriamente le candidature.
Non dovrebbe essere un problema scegliere la migliore: una persona che conosca la macchina dell’amministrazione, che sia colto senza tirarsela troppo, che conosca il pollaio, che a chiedergli se sia di destra o di sinistra si metta a ridere di cuore, che a sera sia stanco e se ne torni a casa piuttosto che mangiare vietnamita con la comunità di Sant’Egidio, che si impegni per tre anni sulle emergenze della città e di ciascun municipio: nettezza urbana e trasporti, sicurezza, decoro urbano, sfregi al paesaggio, inquinamento, stato del territorio, viabilità, cultura permanente, festa del cinema (abolire), estate romana (abolire), concerto di capodanno (abolire).
Un Sindaco perbene, che rimandi ai loro paesi questa indegna, volgare cricca di politici del nulla, di amministratori incapaci, di affaristi permanenti, di magnoni, di pezzenti delle idee, di analfabeti del potere. Un Sindaco con la forza e il coraggio di cacciare a pedate i questuanti, i malandrini, i ladri e gli scippatori di Roma.
A me un nome viene in mente: Umberto Croppi.

Di Umberto Croppi  -che, a scanso di equivoci diciamolo subito, per qualche tempo, abbiamo ospitato tra gli opinionisti di questa testata- ho scritto in tempi non sospetti, quando scoppiò Mafia Capitale, perfino ‘rubandogli’ il titolo del libro nel quale denunciava, due anni prima, quanto poi la Magistratura avrebbe scoperto nel dicembre 2014. Dunque, se volete farvi un’idea di chi è Umberto leggete il mio ‘Romanzo Comunale‘.

 

alfio marchini