Consiglio dei Ministri degli Esteri UE: Siria e non solo

A Lussemburgo si terrà oggi il Consiglio dei Ministri degli Esteri dell’Ue. Al centro dell’incontro la Siria.

L’Unione europea punta a una soluzione politica del conflitto in Siria. E lancia un appello a tutti coloro che hanno influenza sulle parti, incluso sul regime siriano, perchè usino la loro influenza per incoraggiare un ruolo costruttivo nel processo che porta a una transizione politica e la fine delle violenze. E però, il regime di Bashar al-Assad non può essere un collaboratore nella lotta contro l’Isis, che invece deve essere strettamente coordinata tra tutti i partner. Questa la posizione UE che sarà al centro della discussione, secondo indiscrezioni di queste ore.

L’approccio dell’UE alla crisi siriana si muove su due piste: la lotta contro l’ISIS (‘Daesh’, preferisce definirlo la UE nei documenti ufficiali) e la ricerca di una soluzione politica per porre fine al lungo conflitto, nel quadro delle Nazioni Unite. L’Unione europea non è impegnata militarmente contro l’ISIS, ma è attiva a sostegno della stabilizzazione e sugli aiuti umanitari in favore delle popolazioni vittime dell’ISIS e del conflitto siriano.
Il dibattito di oggi sulla Siria segue una riunione a livello ministeriale sulla crisi siriana tenutasi a New York il 29 settembre e co-presieduta dalla UE e dalla Giordania, durante la quale si è discusso su come riorganizzare gli sforzi in termini di sostegni umanitari internazionali.
Più di 12 milioni di siriani -più di metà della popolazione- hanno bisogno di assistenza urgente all’interno della Siria. Circa 4 milioni di rifugiati sono fuggiti in Siria nei Paesi vicini, soprattutto in Turchia, Libano e Giordania. L’UE è il principale donatore, con 4,2 miliardi di euro stanziati dalla Commissione e dagli Stati membri. Un fondo fiduciario UE, il fondo Madad, è stata istituito nel 2015 ed è aperta al contributo di Stati membri dell’UE e dei Paesi terzi. La Commissione ha annunciato che contribuirà 500 milioni di euro al fondo dal bilancio dell’UE.

I Ministri discuteranno anche delle problematiche relative ai così detti ‘aspetti esterni’ della politica di migrazione della UE, in preparazione del Vertice di La Valletta sulle migrazioni in programma per l’11 e il 12 novembre.

Altresì, il Consiglio discuterà delle future relazioni tra l’UE e i Paesi ACP (Africa, Caraibi e Pacifico) in vista della scadenza dell’accordo di Cotonou nel 2020.
La discussione del Consiglio si baserà sul documento di consultazione comune adottata dal rappresentante per gli affari esteri e della politica di sicurezza e la Commissione il 6 ottobre 2015. Il documento di consultazione apre la discussione sul rapporto post-Cotonou UE-ACP, su come sviluppare il partenariato UE-ACP che comprende sia la dimensione politica, sia la cooperazione economica e commerciale, sia la cooperazione allo sviluppo.
Nel corso degli ultimi due decenni (l’accordo è stato firmato nel 2000), importanti sviluppi hanno avuto luogo sia all’interno dell’UE che all’interno del gruppo di Paesi ACP: l’UE ha ora 28 Stati membri, gli Stati ACP sono 79. La situazione economica di molti Paesi ACP è migliorata, mentre altre devono ancora affrontare grandi sfide. Il rapporto futuro ha bisogno di adattarsi alle nuove realtà di una società multi-dimensionale e multi-stakeholder, con al centro le questioni legate alla pace e alla sicurezza, la lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata, l’immigrazione e la cooperazione politica.

A margine, i Ministri faranno il punto sui recenti sviluppi politici in Libia, dopo l’accordo dell’8 ottobre, e sulla situazione in Sud Sudan, dopo gli accordi di pace del 26 agosto scorso, che comunque non stanno incidendo sulla situazione umanitaria ancora molto difficile.

 

ACP