Le conseguenze di Bruxelles

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Il mini-vertice di Bruxelles di domenica fra dieci Paesi dell’UE più tre balcanici (Macedonia, Serbia, Albania) è stato introdotto da una netta dichiarazione del Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, secondo il quale «la politica consistente nel far cenno con la mano per far passare i profughi nel Paese vicino deve finire». E in effetti, contrariamente alle attese, al vertice si è trovato il consenso per approvare la creazione di luoghi di accoglienza provvisoria finanziati con fondi dell’Unione nei Paesi di arrivo dei profughi. La capienza di detti centri dovrà essere complessivamente di 100.000 persone, 50.000 delle quali, si calcola, dovrebbero trovare una sistemazione (provvisoria) in Grecia. Di cosa accadrebbe se il numero dei migranti superasse la cifra tonda che è stata fissata, non si è discusso. Nei luoghi di accoglienza dovrebbe avvenire la prima selezione fra coloro che potrebbero aver diritto all’asilo e coloro che chiaramente non possono invocarlo. Fra questi ultimi dovrebbero essere compresi i migranti che rifiutano la registrazione, il che avviene oggi piuttosto spesso, e rischiano di finirci anche molti di quelli che non hanno alcun documento di identità. Oltre a ciò, l’UE punta a restringere drasticamente l’elenco dei Paesi provenendo dai quali si può aspirare allo status di profugo.

Sulla pratica realizzazione del ‘giro di vite’ richiesto e ottenuto da Juncker molti dubbi restano leciti, visto che in certi casi potrebbe comportare qualche duro intervento di Polizia. È probabile, tuttavia, che esso sia da leggersi sullo sfondo delle critiche che, all’interno del suo partito, si trova a fronteggiare la cancelliera Angela Merkel per la sua politica finora molto aperta verso i profughi. In effetti le decisioni del mini-vertice delineano proprio la soluzione più favorevole alla Germania: i profughi restano nei Paesi di primo arrivo, la maggior parte di loro verrebbe da qui rimpatriata e in Germania arriverebbe solo il contingente che Berlino ritiene accettabile. Il tutto con un costo limitato per i tedeschi, visto che, in nome della solidarietà europea, i centri di prima accoglienza saranno a carico, in proporzione, a tutti gli Stati UE.

Angela Merkel